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La Serva Padrona, Pergolesi restituito all'antica lingua Napolitana

di Cristina Patturelli
Regia: Cristina Patturelli
Drammaturgia:
Attori: Cristina Patturelli Raffaele Patti Mauro Iacono Domenico De Cicco Alessia Esposito Marco Rozza (Quartetto d'archi)
Trailer: Link
Anno: 2012

La trasposizione in lingua napoletana della Serva padrona, il celebre intermezzo di Pergolesi considerata un modello per tutto il teatro comico in musica. e che ha decretato la fortuna del genere, si propone di mettere in risalto il connubio tra le istanze della cultura ufficiale, scandita da opere, autori, manifesti, movimenti, e i valori di una intera civiltà, che traspaiono più semplicemente dal modo di vivere, dalle abitudini, dai pregi e dai difetti della gente comune.
Il personaggio di Serpina rimanda senz’altro al tòpos del servo astuto di matrice latina, e può certamente assurgere, come volle Rousseau, a simbolo del riscatto dell’emergente classe borghese, dei suoi valori e della sua intraprendenza. Eppure, Serpina è anche una comune cameriera: ma proprio per questo è un personaggio autentico, che trova effettiva corrispondenza nella vita ordinaria, in quanto non è forse tanto dissimile da certe signore, incolte ma dal pugno di ferro, che animano la vita di un condominio o di un quartiere con la loro memoria storica, la loro abilità culinaria e la loro predisposizione al gossip. Dalla coscienza della genuina realtà dei tipi umani rappresentati nell’intermezzo deriva una modalità di trasposizione del testo volta a mettere in risalto la natura più autentica dell’antropologia partenopea, mediante gli aspetti vistosi e coloriti del vernacolo e le caratteristiche grottesche e iperboliche dei personaggi, guardando con rispetto a una tradizione culturale che, partendo da Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile, attraverso i tòpoi dell’opera comica di scuola napoletana, della commedia di Scarpetta e dell’inconfondibile arte teatrale di Totò, approda a quell’indiscusso capolavoro che è La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone. È questa, dunque, una trasposizione della Serva padrona che mira a restituire allo spettatore un’immagine di Napoli finalmente riscattata, in p in perfetta continuità con la tradizione e al tempo stesso capace di trasfigurare i vizi e le debolezze della gente comune con saggezza ed ironia.

Le finalità generali del progetto Teatro-Musica si possono così identificare:

a) Accostare i giovani ad assistere ad attività di forte valenza culturale per arricchire la formazione
personale
b) Far nascere interesse per il linguaggio musicale e teatrale
d) Far cogliere e far riflettere sulle strette connessioni tra espressioni musicali ed esperienze culturali
e) Far cogliere la peculiarità della cultura musicale napoletana ed italiana nell’ ambito di quella europea
f) Sensibilizzare ed avvicinare i ragazzi al teatro, sollecitandone l’interesse attraverso la proposta di uno spettacolo che sia accessibile nella sua immediatezza, che parta dalla centralità dello spettatore,la cui unità centrale di misura è data dalla testa dello spettatore (il suo pensiero, la sua emozione).

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    Spazio scenico
    Dimensioni minime palco: 6x4 m

    Impianto luci
    Luci di puntamento alternate nelle su una sola metà del palco, occhio di bue.

    Impianto audio
    5 microfoni panoramici da terra

    Tempo montaggio
    1h/1h

    Referente tecnico
    Cristina Patturelli
    La compagnia di Cristina Patturelli si forma con l’intento, non soltanto artistico, ma anche culturale per perseguire l'obiettivo di rendere accessibile l'opera lirica ad un pubblico più vasto.
    Prende in questo modo forma un progetto creativo che si fonda sull’espressività e sulla comunicazione teatrale ,sull'alternanza di lingua e dialetto,in cui la traduzione in lingua napoletana dei recitativi diventa un espediente efficace per stimolare la curiosità dello spettatore, tenendo presente il teatro come punto di incontro dei diversi linguaggi artistici.
    Cristina Patturelli, con la sua compagnia, è impegnata nella ricerca di un teatro in cui la centralità dell’attore e della sua espressione fisica e il rapporto con lo spettatore si intreccia con la partecipazione di professionisti dell'opera lirica.
    La principale volontà della fondatrice è l’esigenza di tutela e diffusione dell'Opera Buffa del '700 napoletano:
    "A distanza di più di 300 anni Giovanni Battista Pergolesi continua ad appassionare e divertire con le sue creazioni. Le sue musiche non testimoniano solo una personalità creativa estremamente raffinata e complessa, ma ci restituiscono, tutt'intera, un'epoca e una società osservata e interpretata da tutti i punti di vista: la gestualità plebea e lo sberleffo del saltimbanco ma anche la tenera sentimentalità borghese della commedia musicale; lo sfarzo e l'aristocratica malinconia del dramma per musica tardo-barocco e metastasiano; la scatenata vitalità e la sottile schermaglia psicologica, nonché l'arguzia e la vis comica dei personaggi degli intermezzi. L'incontro e la fusione dei brani del geniale intermezzo "La Serva Padrona" con la lingua napoletana, che vede i recitativi dell'intermezzo più famoso, chiacchierato, applaudito e rappresentato trasposti in lingua vernacolare, nasce quindi nel modo più naturale e spontaneo, perché è proprio la scrittura musicale pergolesiana a prescindere dalle parole dell'altrettanto mirabile libretto di G. A. Federico, che riprende ed è totalmente intrisa della musicalità dell'idioma partenopeo" (cit. da quarta di copertina, Patturelli Cristina, La serva padrona. Giovan Battista Pergolesi restituito all'antica lingua napolitana,2014, edizioni Labrys