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My Generation

Elea Teatro

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Direction: Serena Facchini e Ermanno Nardi

Dramaturgy: Serena Facchini e Ermanno Nardi

Actors: Ermanno Nardi

Other credits: scenografie Stefano Zullo e Daniele Pennati costumi Daniele Pennati progetto audio Federico Mammana disegno luci Marco Grisa produzione Industria Scenica con il sostegno del Ministero della Cultura

Key words: balera, storia d'Italia, musica, '60-'70-'80, gioventù

Production: Industria Scenica

Year of production: 2023

Theatrical genre: Prose

È la fine di un’epoca. L’addio a tutto ciò che c’è di vecchio e austero, a quel mondo antico, quell’Italia dell’Anteguerra fatta ancora di costumi severi e convenzioni.

Sono i Ruggenti anni ’60 che arrivano portando un “nuovo” scintillante fatto di auto decappottabili alla James Bond, sale da ballo e feste negli scantinati. Le band fanno ballare a ritmi mai sentiti e il mondo ora si divide tra chi è giovane e i “matusa”, chi rimane abbarbicato al passato, mentre tutto intorno cambia. E mentre ancora si balla scuole e università sono in fermento.

È il ‘68, un’onda di cambiamento che travolge tutti e tutto mette in discussione, con i raduni di musica, i nuovi movimenti giovanili e gli slogan urlati in manifestazione. E poi ancora scontri di piazza, scontri di strada. Tutto si etichetta, tutto diventa bianco o nero, destra o sinistra.

Sono gli anni ’70, i Bollenti, in cui tutto è impegno politico, dove si deve scegliere da che parte stare. E poi arrivano loro, gli Evanescenti ‘80. Ogni cosa allora si diluisce, si mischia, è immagine e look. La musica vira verso beat elettronici e sintetici. Tutto finisce in video, tutto va in onda, è la febbre del sabato sera, è il futuro, effimero, splendido e plastificato.

Ma in questo rapido scorrere qualcosa resta. Fisso, intramontabile, pur nella velocità degli eventi che si affastellano. Qualcosa fatto di note e parole, qualcosa che rimane a far da sfondo all’Italia che cambia. A tenere il ritmo del tempo che passa. A muovere i piedi e il cuore di questi giovani che, fatta la loro battaglia, già lasciano il passo alla generazione che segue, ai nuovi giovani di turno che già sentono vecchi chi li ha preceduti, inevitabilmente, per dare inizio alla propria battaglia.

E intrecciato a questo scorrere, una storia dei giorni d’oggi. Uno storico Dancing di periferia chiuso e poi, per caso, riaperto nel 2014, ma ancora cristallizzato in un’epoca passata. Così tutto torna a galla, gli anni si confondono, si incalzano, si mischiano. Ed è lì che si può capire. Prima impercettibile, appena distinguibile, poi più definita. Quella spinta della giovinezza, prorompente, inarrestabile, verso il cambiamento, verso un mondo nuovo. Verso il futuro.

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