Regia: Sergio Fantoni
Drammaturgia: Laura Carioni
Attori: Laura Carioni
Other credits: Musica dal vivo: Pierangelo Pandiscia
In video: Aisha Sambou, Giulia Mattarella, Beatrice Marzorati, Stefano Limerutti, Davide Scaccianoce, Jacopo Stripparo
Key words: tratta, schiave, prostituzione, donne, violenza
Production: Piccola Fanteria Carillon
Year of production: 2022
Theatrical genre: Prose
Il nome Aisha significa vita. E sono la forza vitale e la spinta ad aggrapparsi con tutte le proprie forze all’esistenza ad accomunare Happiness dalla Nigeria, Irina dalla Moldavia e Mei-Ling dalla Cina. Tramite meccanismi distinti tra loro e attraverso periodi diversi, Happiness, Irina e Mei-Ling diventano vittime di tratta di esseri umani e finiscono sul mercato delle schiave sessuali. Un mondo brutale, in cui la donna cessa di essere individuo e di avere un proprio nome: si fa oggetto, articolo da supermercato, a cui vengono applicati sconti, promozioni, di cui si chiede il migliore modello in circolazione. E gli italiani sono voraci consumatori di questo articolo, soprattutto a dicembre, dopo aver ricevuto la tredicesima sul conto corrente. Nello spettacolo My name is Aisha la narrazione delle vicende di Happiness, Irina e Mei-Ling e dei rispettivi contesti di provenienza e sogni spezzati si fonde con i suoni e le musiche peculiari dei tre relativi Paesi. Se, da un lato, immagini proiettate, musica dal vivo e voce raccontano al pubblico di mondi lontani, di tre donne e delle loro speranze, d’altro lato i meccanismi del mercato del sesso e delle abitudini dei clienti italiani raccontano di noi. Della società occidentale, in cui le donne sono come le figurine dell’album di calciatori: «Amico in Olanda manca Moldava e tu dai Moldava, altro amico serve Cinese e tu vendi Cinese», dice Irina nel racconto della sua vita. My name is Aisha affronta il tema della tratta partendo da storie vere documentate da enti, associazioni, giornalisti che si occupano di questo fenomeno in continua evoluzione e grazie ai preziosi contributi offerti da don Pino Locati, Padre bianco della Congregazione di Treviglio, attivo da tempo nel nostro territorio nell’aiutare giovani donne vittime di tratta, e alla collaborazione con Case famiglia e specialisti che operano nell’ambito di donne vittime di tratta, intervistati da Piccola Fanteria Carillon nel corso di una lunga ricerca sul campo. Il testo drammaturgico, scritto da Laura Carioni, si compone di tre narrazioni, punteggiate da videoproiezioni, a cui hanno contribuito attori/attrici e performer, e da accompagnamento musicale dal vivo, con strumenti tradizionali che rimandano alle aree di provenienza di ciascun racconto.
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