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GAIE SOPRAVVIVENZE

Elena Rosa

Play in the repertoire

Theatrical genre
Dance theatre Performance
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Regia: Elena Rosa

Drammaturgia: Elena Rosa

Attori: Sara Firrarello, Elena Rosa

Other credits: Sguardo Marcello Sambati
Foto di Daniele Vita
Riprese video dalla festa di S.Agata di Catania di Nadia Arancio e Tahnee Drago
Editing audio, foto, video per la scena Elena Rosa
In collaborazione con Spazio Oscena - Catania, Campo Barbarico - Roma, Zona Jota – Vejano
Premio Ipazia Performing Arts 2020, Eccellenza al Femminile, Genova.


Key words: femminile, velo, sud

Production: Campo Barbarico Srl

Year of production: 2021

Theatrical genre: Dance theatre Performance

Una creazione che scava e ricompone i materiali di una documentazione visiva, gestuale e sonora di un fenomeno che ha attraversato i secoli scomparendo e riapparendo in forme nuove in alcuni paesi del Sud: lo stravolgimento di regole e ruoli a seguito di azioni libertarie e incursioni improvvise ad opera di donne velate durante le feste popolari e religiose. Tracce della loro presenza sono riscontrabili in Spagna e Perù con le tapadas e a Catania con le ‘ntuppatedde. Ma perché ancora oggi occuparsi del velo?

Nel 2013 ho deciso di immergermi attraverso un’azione performativa con una comunità di donne, nel cuore della festa di S.Agata, patrona di Catania, dove per molti secoli vi furono le apparizioni di queste figure dal volto coperto. Ci trovammo a ripercorrere i passi dell’ultima ‘ntuppatedda apparsa nel 1868 che insultata e cacciata via decretò la sparizione della presenza del femminile nella festa. Ripetendo l’azione anno dopo anno e incarnando lo spirito di queste figure antenate e ancestrali abbiamo scoperto che il sistema patriarcale che le ha escluse oggi è presente più che mai. Abbiamo usato il velo per proteggere il nostro mondo, capirlo, condividerlo e farne una fortezza. Il velo diventa metafora che apre la visione, svela conflitti e sussurra misteri.



La migrazione di questa ricerca in linguaggio teatrale mi consente di testimoniare ciò che sulla nostra apparizione è stato detto, scritto, evocato e interdetto.

Così la scrittura drammaturgica: frammenti di immagini, testi, diciture e registrazioni audio originali della festa in una coralità proliferante rielaborate in forma nuova.

In scena due corpi femminili, icone di una sacralità perduta, fuggono e si velano ancora e ancora volgendosi verso un oltre: l’irraggiungibile. Come ritornate da un tempo indefinito - inviolabili i loro corpi di sopravviventi - per agire, rigenerare e celebrare una sintesi drammaturgica. Assumono in sé figure strappate all’oblio e alla dimenticanza, per restituirle allo sguardo.

C’è una città, Catania, a rappresentare l’emblema del Sud con le sue fatiche, i suoi volti segnati, le sue sonorità, la sua spudoratezza, le sue stratificazioni linguistiche, l’assurda allegria, disperazione e devozione, e come direbbe G.D.Hubermann (in Ninfa Moderna), le strade e le sue viscere, il marciapiede e le sue espressioni e le Ninfe che con volute e panneggi balzanti rompono e ricompongono sistemi.









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