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Dicono che farà caldo

UpupaTeatro
Regia: Christian Gallucci
Drammaturgia: Christian Gallucci
Attori: Federica Di Cesare | Christian Gallucci | Valerio Pietrovita | Kalua Rodriguez
Trailer: Link
Anno: 2021
Adatto a: VM14
Progetto.
Dicono che farà caldo nasce dall’opportunità di parlare della fine delle cose.
La nascita stessa di questo progetto è nata in un momento di rabbia, cinismo e disillusione. Non per nulla porta come titolo un luogo comune, un modo di dire: Dicono che farà caldo. Doveva essere la solita assurda lamentazione sul clima; la fede passiva nella sciagura, nel tanto non cambia nulla, tanto sono tutti uguali; il non muovere un dito, il delegare a loro, quelli che, appunto, dicono; doveva essere un atto d’accusa nei confronti di chi dimentica che vivere nella passività e nella mancanza di prospettiva futura, ha un impatto e un peso su chi verrà dopo di noi.
Ma le cose possono cambiare e l’opportunità di trovarsi di fronte a un evento tragico può aiutarci a trovare un senso diverso alle nostre azioni.
Cosa può accaderci di talmente sconvolgente da farci riconsiderare tutto quello che è stata la nostra vita fino a un dato momento? La perdita di un figlio? Una terribile malattia? La fine di una storia d’amore? Non importa. Non saremo mai pronti. Perché niente succede finchè non succede davvero.

Con Dicono che farà caldo, la prospettiva di una fine collettiva, in particolare di una catastrofe climatica mondiale, si trasforma nell’opportunità di scegliere se lasciare le cose come stanno o se occuparsi seriamente, negli ultimi istanti, delle nostre relazioni, dei nostri sogni e desideri, della nostra umanità.

Il timore di non avere goduto abbastanza e il terrore della fine lasciano spazio alla comprensione che vivere è ciò che scegliamo di lasciare in questo mondo, anche negli ultimi istanti, una volta che non ci saremo più.
Dicono che farà caldo allora non è più un modo di dire, non è più una scusa per lamentarsi; è una piccola frase, una consolazione offerta alle persone che si amano negli ultimi momenti, quando non è più possibile parlare di altro, se non del tempo che farà.

Sinossi
L’ondata di caldo Stacy sta per abbattersi sulla terra. Mentre la voce di un’annunciatrice televisiva racconta gli ultimi sviluppi e le misure precauzionali messe in atto dal governo per fronteggiare la crisi climatica, una coppia di anziani, marito e moglie, trascorre l’ultimo giorno all’interno di una solitaria routine. Lui sta perdendo la memoria, è malato. Lei fa finta di nulla, riempie i vuoti con storie del passato. Hanno un figlio ma non lo vedono da anni. È successo qualcosa di brutto in questa famiglia. Nonostante la malattia, lui realizza che corrono il rischio di morire in solitudine, che possono contare solo l’uno sull’altra e che non riuscirà mai a ricordare perché da anni non vede più il figlio.
Nel frattempo, la lunga confessione di un personaggio chiamato Il commediante, che parla di sé in terza persona, ci racconta di un mondo in cui ancora ci sono possibilità di sopravvivenza.


Generi: Prosa

Tags: amore, cambiamento climatico, malattia mentale, commedia,

Altri crediti: Collaborazione artistica: Valerio Pietrovita
Disegno luci: Sebastiano Cautiero
Collaborazione alle scene e ai costumi: Francesca Biffi
Musiche e suoni: Simone Ottaviano

Produzione: UpupaTeatro con il sostegno di Artisti Associati - Gorizia

File scaricabili:
Dicono.che.farà.caldo.progetto.pdf

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Christian Gallucci e Valerio Pietrovita si incontrano nel 2019 in occasione del “CAF - corso di alta formazione per attore/autore” promosso da IDRA Teatro di Brescia. Per affinità artistiche ed elettive decidono di sviluppare il proprio lavoro insieme. Nel 2021 danno vita a UpupaTeatro, compagnia teatrale che si propone di ascoltare il suono del suo tempo e affrontarne, attraverso drammaturgie originali e riscritture, armonie e dissonanze, esplorandone gli aspetti più simbolici e grotteschi.
Insieme lavorano a Dicono che farà caldo, spettacolo finalista Testinscena e vincitore bando di residenza Artefici – residenze FVG; Palazzi di Cristallo, spettacolo finalista premio Leo de Berardinis e attualmente finalista al premio delle arti Lidia Petroni, Teatro Idra, Brescia.

Bio Christian Gallucci
Classe ’86, milanese.
Fin da ragazzino si dedica allo studio della musica, studia la chitarra dall’età di 14 anni.
Si laurea in lingue e letterature straniere e si avvicina al teatro, frequentando la scuola di Teatri Possibili a Milano e successivamente la scuola triennale Csa, diretta da Irina Galli e Alessandro del Bianco. Successivamente, si perfeziona con maestri quali Michael Margotta, Michele Bottini, Yuri Kordonsky, Cesar Brie. Come attore, lavora con Andrea Baracco in Troilo e Cressida per Teatro Stabile d’Abruzzo; Massimo Chiesa e Eleonora D’Urso in Rumori Fuori Scena per Teatro della Gioventù, Genova; Vittorio Vaccaro in Prometeo di Eschilo e Nuvole di Aristofane per Teatro alle Vigne, Lodi. Ha collaborato con diverse compagnie e realtà milanesi, tra cui Teatroi, Studio Novecento e altre.
Nel 2015 fonda la compagnia Coperte Strette, intraprendendo anche un percorso autorale e di regia. Con lo spettacolo Hotel Lausanne vince il premio NEXT 2017/2018; la trilogia Si stava Meglio è prodotta da Teatroi e selezionata a Mediterranea – Young Artist Biennale ’17 a Tirana; lo spettacolo Tiffanys – Fenomenologia di una scena d’amore viene prodotto e debutta nel 2019 con il sostegno, tra gli altri, di ERT – Arena del Sole.
Nel 2016 il suo spettacolo Martin Luther King la diceva meglio vince il premio Visioni Shakesperiane e viene prodotto da Archetipo/Teatro Comunale di Antella/Fondazione Teatro Toscana.
Nel 2019 il suo testo La vita delle piante è finalista al Premio Riccione per il Teatro e nel 2020 è vincitore del premio Cendic Segesta.
Tra il 2020 e il 2021 Dicono che farà caldo è stato finalista bando Testinscena e vincitore residenza Artefici Artisti Associati a Gorizia.
All’attività di attore, affianca quella di formatore teatrale all’interno di istituti di ogni ordine e grado di Milano e provincia.
Con Cadono fiocchi di neve, soggetti alla gravità, è in semifinale al premio Scenario.

Bio Valerio Pietrovita
Nasce il 27 marzo 1993, si avvicina sin da ragazzo allo studio della musica: studia batteria dall’età di 14 anni fino ai 18 con il maestro Pasquale De Paola. La scoperta del teatro avviene per la prima volta all’inizio del 2013, a seguito dell’incontro con la regista e attrice Adriana Follieri | Manovalanza, che segue fino al 2017.
Con essa è coinvolto in diversi spettacoli e messe in scena, come attore e come aiuto regia; ed è con questo lavoro di bottega che inizia a formarsi. In particolare, con regia di quest’ultima, è in scena in “De Bello Civili”, per il Napoli Teatro Festival Italia, il Volterra Teatro Festival, il Noborders Performance Art Festival di Sassari. Preferisce costruirsi un percorso di formazione non convenzionale, al di fuori da contesti istituzionali, e sceglie i maestri da cui apprendere. Ha la fortuna di incontrare artisti quali: Danio Manfredini, Leonardo Capuano, Alessandro Serra, Armando Punzo, Cesare Ronconi, Mimmo Borrelli e Chiara Guidi.
Dal 2017 ha poi la possibilità di seguire con continuità Elena Bucci e Marco Sgrosso | Le Belle Bandiere. Dal 2018 al 2020 proprio con regia di Elena Bucci è in scena ne “L’anima buona del Sezuan” di Bertolt Brecht, prodotto da ERT (Emilia Romagna Teatro Fondazione) e CTB (Centro Teatrale Bresciano). Nel 2019 inizia a lavorare su progetti personali di cui è anche autore. Dal 2021 lavora a “La Tempesta” con regia di Alessandro Serra, prodotto dal Teatro Stabile di Torino.
Pratica discipline differenti quali trapezio statico, canto e tango argentino, e fa da
accompagnatore per non vedenti. È laureato alla triennale di Ingegneria Chimica, presso l’università di Napoli Federico II.