Regia: SOFIA PELCZER
Drammaturgia: MADDALENA MAZZOCUT-MIS E SOFIA PELCZER DALL'OMONIMO ROMANZO DI IRENE NEMIROVSKY
Attori: LORENZA DOMINIQUE PISANO, SARA ZANOBBIO, IVANO LA ROSA MARTA PISTOCCHI (VIOLINISTA IN SCENA)
Other credits: MOVIMENTI SCENICI: LARA VAI
CONSULENZA MUSICALE: FRANCESCA BADALINI
SCENE: FABIANA SAPIA E FRANCESCA MOIOLI
COSTUMI: NAOMI GALBIATI
LUCI: ANNA MERLO
MACCHINISTA: ARNALDO RUOTA
ASSISTENTE ALLA DRAMMATURGIA: VANJA VASILIEVIC
ASSISTENTI ALLA REGIA: CHIARA VALLI, KARIN ROSSI, COSTANZA MOTTA
ORGANIZZAZIONE E PROMOZIONE: CHIARA LO DATO, COSTANZA MOTTA
Key words: teatro al femminile, nemirovsky, ossessione dell'eterna bellezza, madre narcisista, conflitto generazionale
Production: TEATRO SGUARDO OLTRE
Year of production: 2017
Theatrical genre: Prose
Aula di tribunale nella Parigi degli anni ’30. L’imputata è Gladys Eysenach, colpevole dell’omicidio del suo presunto giovane amante. A partire dall’interrogatorio, ha inizio, in un flashback vorticoso, la mise-en-scène soggettiva del rapporto della protagonista con gli uomini, con la figlia, ma soprattutto con se stessa, le sue inquietudini e il suo disperato bisogno di sentirsi amata e desiderata.
Gladys, ripercorrendo gli eventi del passato, rivive tutta la sua giovinezza, a cui non ha mai permesso di concludersi. Fil rouge dello spettacolo è il tallone d’Achille della donna contemporanea: il desiderio della giovinezza e di una perenne e immutabile bellezza. E allora bisogna fingere, mentire sull’età. Al di là delle apparenze, al di là del tempo, al di là delle parole e degli sguardi degli altri, al di là del moralismo e della morale Gladys rivendica la libertà di essere ciò che sceglie e fa sì che il ballo continui. Tutte le notti. La scelta della protagonista è dettata dal suo narcisismo, dal desiderio di ritrovare quell’ebbrezza giovanile dell’attimo in cui tutto può ancora accadere, ed ecco che la libertà la imprigiona nella sua ossessione.
Attorno alla protagonista appaiono diversi personaggi, tutti interpretati da due figure dell’inconscio, un uomo e una donna giovani, che mettono in scena la realtà di menzogne costruita da Gladys. Tale gioco scenico, del tutto dichiarato, viene rappresentato anche visivamente: una scenografia eterea, fatta di mobili e tessuto, apparentemente realistica, man mano si trasforma in una cella, metaforica e reale. La parete trasparente in proscenio filtra la percezione dello spettatore come se uno sguardo soggettivo distorcesse la realtà.
Lo spettacolo fonde le potenzialità di diversi linguaggi, quali la musica, il canto e il ballo. La violinista accompagna dal vivo gli accadimenti e le azioni, con musiche che spaziano dal repertorio classico della Francia anni ‘10 e ’30 alle contaminazioni gitane, jazz e tango dei peggiori locali di Parigi, interagendo con la protagonista, come se fosse la sua ombra.
Jezabel è una panoramica sulla società dell’immagine, dove il conflitto generazionale è inevitabile e trova la sua maggiore espressione nel rapporto tra una madre narcisista e sua figlia, il cui futuro e la cui vita stessa sono sacrificati sull’altare della rapacità d’amore di Mammina, diventando così metafora di una giovane generazione uccisa dai “genitori”, perché troppo attaccati al potere e all’ambizione.
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