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omu cani

Dedalofurioso

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Davide Dolores

Drammaturgia: Davide Dolores

Attori: Davide Dolores Davide Dolores si diploma presso la Scuola di Teatro di Bologna “Galante Garrone”. In seguito si perfeziona grazie a stages e seminari in Italia (M. Dioume, L. Curino, C. Pezzoli, D. Manfredini) e negli Stati Uniti (Stella Adler - New York, Black Nexxus Studio - New York), Nel settembre 2009 è primo al Festival delle Arti di Bologna - Sezione Teatro. A teatro lavora con i registi V. Franceschi, M. M. Casarin, C. Pezzoli, A. Gassman, M. Artuso, V. Trevisan, G. Sangati, L. Maragoni.

Altri crediti:

Parolechiave:

Produzione:

Anno di produzione: 2015

Genere: Prosa

All’inizio del 1940 compare a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, un misterioso clochard

che nessuno conosce. Vive randagio per la città, ed è per questo motivo che gli abitanti

prendono a chiamarlo “omucani”, uomo cane.

Questo personaggio, tuttavia, non è un mendicante qualunque perché ha modi e atteggiamenti

di una dignità che lo distingue dagli altri che come lui hanno deciso di allontanarsi dalla società.

Inoltre, a quanto pare, parla un italiano perfetto ed è molto abile in matematica.

Pochi anni prima, nel 1938, il grande fisico nucleare catanese Ettore Majorana era scomparso

misteriosamente sul traghetto che da Palermo lo stava riportando a Napoli. A Mazara del Vallo

iniziano così a circolare voci sempre più insistenti sulla vera identità dell’omucani.

Pur partendo da questa e da altre incredibili coincidenze, il monologo che metto in scena non

vuole indagare una vicenda storica che è stata già chiarita ufficialmente dagli inquirenti.

L’obiettivo è piuttosto quello di far conoscere la figura dell’omucani nella sua capacità di

osservare il mondo da un punto di vista diverso, alternativo (esattamente come Ettore

Majorana), vivendo da cane ma senza perdere mai la sua umanità. Anzi, forse vivendo da cane

proprio per riscoprirla, l’umanità, ancor di più in tempi come questi in cui i “diversi”, gli

“sconosciuti” provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente vengono a bussare alle porte

dell’Europa.

Tematiche:

Non c’è probabilmente soggetto teatrale più interessante della figura di Tommaso Lipari che

sembra interpretare in modo quanto mai compiuto la nota ambivalenza pirandelliana di

persona/personaggio, ovvero l’ambiguità identitaria dell’essere uno, nessuno e centomila.

Tanto più densa e significativa è la chiave di lettura del monologo se si considera che il

protagonista incarna il ruolcanio per eccellenza dello straniero, immagine liminare dell’alterità

che offre al “noi” uno specchio di ciò che non siamo e per questo stentiamo a riconoscere

perfino nella dimensione umana, e tuttavia nello stesso tempo è oggetto non solo di ripulsa ma

anche di fascinazione, di suggestione, di compassione, e paradossalmente di sacro rispetto.

Intorno al parallelismo con la personalità dello scienziato Majorana, Dolores ha costruito un

gioco dialettico e drammaturgico che muove alla riflessione sul relativismo dei punti di vista, sul

pluralismo in cui è possibile articolare i modi di vivere e di pensare. Dall’alto della scienza al

basso della vita quotidiana la radicalità delle scelte e l’eterodossia degli accadimenti biografici

legano il clochard e il fisico nucleare in un unico comune destino declinato nel mito.

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