Regia: Luana Gramegna
Drammaturgia: Luana Gramegna, Enrica Zampetti
Attori: Gianluca Gabriele, Susannah Iheme, Daria Menichetti
Altri crediti: coreografia, regia e drammaturgia Luana Gramegna scene, luci, costumi e maschere Francesco Givone progetto sonoro e musiche originali Stefano Ciardi collaborazione alla drammaturgia e scrittura Enrica Zampetti con Gianluca Gabriele, Anna Solinas, Eugenia Coscarella collaborazione artistica per scene, costumi e suono Alessia Castellano tecnico del suono Dylan Lorimer consulenza drammaturgica: Simone Faloppa promozione e organizzazione Isabella Cordioli una produzione Zaches Teatro 2014/2015 con il sostegno della Regione Toscana e il MiBACT in collaborazione con Fondazione Sipario Toscana onlus – La Città del Teatro, Giallo Mare Minimal Teatro, Straligut Teatro, Kilowatt Festival, IMacelli di Certaldo
Parolechiave: Il Minotauro, Danza, Teatro ragazzi, Mito, Labirinto
Produzione: Zaches Teatro
Anno di produzione: 2016
Genere: Teatroragazzi (10-100) Danza Teatro-danza Figura
Rovine, suoni di calcinacci, pietra che si sgretola, figure statuarie prendono vita e in un’atmosfera crepuscolare evocano il mito cui appartengono.
Il Minotauro è l’emblema non solo della creatura mostruosa per antonomasia, diversa, reietta e maledetta, ma è anche il simbolo della luminosa e prospera civiltà cretese che, antagonista di Atene, viene da questa sovrastata e quindi tacciata come aberrante e crudele. Ecco che la storia si fa mito e il conquistatore si fa eroe: Teseo.
Addentrandosi nello spettacolo, via via che ci si avvicina al mostro, si penetra sempre più nell’interiorità dell’eroe: interiorità non sempre luminosa e nobile, ma forse spiacevole e imprevedibile, labirintica, tanto che, forse, ad un certo punto, vittima e carnefice si confondono.
L’intento è quello di provocare un coinvolgimento prima di tutto emotivo, ma in grado di far scaturire una riflessione profonda sulle controverse figure dell’eroe e del mostro: cosa identifica l’uno e l’altro? Cosa fa nascere la nostra ammirazione o il nostro disprezzo? Cosa conta di più: le imprese compiute o il come siano state compiute?
Il lavoro, pensato per un pubblico dagli 11 anni in su, immerge lo spettatore come dentro un libro di storia dell’arte, in cui risuonano versi ispirati alla musicalità dell’epica omerica e ai dirompenti cori tragici e in cui si muovono passi che guardano a danze tradizionali dall’ancestrale sapore rituale.
Informazione riservata agli Organizzatori
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