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The waiting zone

La Rinascita Company

Play in the repertoire

Theatrical genre
Children's theatre (6-100) Dance Dance theatre Performance
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Regia: Carlos Aller

Drammaturgia: La Rinascita Company

Attori: Carlos Aller e Cecilia Bartolino

Other credits: Ideazione e regia: Carlos Aller
Interpreti: Carlos Aller, Cecilia Bartolino
Drammaturgia: La Rinascita Company
Co-drammaturgia e consulenza al movimento: Joy Alpuerto Ritter Consulenza al movimento: Zhenja Genial
Musiche: Miguel Marin
Collaborazione musicale: Carlos Aller
Maschere: Bridget Hines
Costumi: Caterina Politi
Scenografia: La Rinascita Company e Caterina Politi
Disegno luci: Marco Di Nardo
Foto e video: Alvaro Rodriguez
Distribuzione: Cecilia Bartolino
Residenza e supporto: Luna Park Works e Kosmas Kosmopoulos Relazioni internazionali: Katherina Vasiliadis
Produzione: La Rinascita Company

Key words: Liminalità - Trasformazione - Giocosità - Assurdo

Production: La Rinascita Company

Year of production: 2026

Theatrical genre: Children's theatre (6-100) Dance Dance theatre Performance

The Waiting Zone è una performance fisica, surreale e non verbale che porta in scena due creature mascherate semi-umane e semi-rettili, sospese tra il mondo animale, quello umano e l’universo del cartoon.



Le due creature si trovano in una sala d’attesa e cercano di orientarsi attraverso regole che conoscono solo per imitazione. Osservano, riproducono comportamenti, si provocano, collaborano e competono. Il loro modo goffo e imprevedibile di stare nello spazio trasforma ogni azione quotidiana in una situazione comica e straniante. Un gesto diventa una sequenza coreografica, un oggetto un compagno di gioco, un rumore un avvenimento.



La drammaturgia si costruisce principalmente attraverso il corpo. Danza contemporanea e urbana, teatro fisico, mimo, clown, acrobatica e circo contemporaneo si incontrano in un linguaggio immediato, sostenuto da musica, suoni, ritmo, respiro e gibberish. L’assenza di una lingua parlata permette allo spettacolo di comunicare attraverso azioni, immagini e relazioni, rivolgendosi a un pubblico ampio e intergenerazionale.



Lo spazio scenico è un ambiente domestico deformato, sospeso tra realtà e cartoon. Divani, lampade, piante e oggetti quotidiani compongono una sala d’attesa riconoscibile, ma vengono continuamente manipolati dai performer fino ad assumere nuove funzioni. La scenografia diventa così parte dell’azione e contribuisce alla costruzione di un mondo instabile, nel quale nulla rimane esattamente ciò che sembra.



La struttura dello spettacolo è mobile e trasformabile e consente di presentarlo in teatri, spazi pubblici, luoghi all’aperto e contesti site-specific, mantenendo riconoscibile l’universo delle due creature e adattandone la relazione con l’ambiente.



Un elemento centrale è il rapporto diretto con gli spettatori. In due momenti della performance, alcune persone vengono invitate a entrare nello spazio scenico e a condividere la sala d’attesa con i performer. La loro presenza modifica le dinamiche della scena e introduce una dimensione di imprevedibilità, creando situazioni fondate sull’osservazione reciproca, sulla vicinanza e sul gioco.



The Waiting Zone utilizza quindi l’assurdo e la fisicità per trasformare un ambiente ordinario in un luogo in cui le regole quotidiane vengono messe temporaneamente in discussione. Il pubblico entra così in un universo in cui due creature cercano di comprendere il comportamento umano mentre, senza rendersene conto, finiscono per rivelarne alcuni aspetti attraverso i propri gesti, errori e rituali.

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