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Amleto Fx

VicoQuartoMazzini

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose Performance
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Regia: Gabriele Paolocà

Drammaturgia: Gabriele Paolocà

Attori: Gabriele Paolocà

Other credits: regia Gabriele Paolocà collaborazione alla regia Michele Altamura, Gemma Carbone scenografia Gemma Carbone disegno luci Martin Emanuel Palma

Key words: Amleto Fx, VicoQuartoMazzini, Gabriele Paolocà

Production: VicoQuartoMazzini, Progetto Goldstein, Teatro dell'Orologio

Year of production: 2014

Theatrical genre: Prose Performance

"Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo,

mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori

il giorno della mia esecuzione

e che mi accolgano con grida di odio"

A. Camus



Amleto Fx è un'indagine sulla moda del deprimersi dei nostri tempi.

Uno spettacolo che parla di castrazioni tecnologiche, della mancanza dei padri, dell'attrazione verso la dissoluzione e dell'eco assillante che tutto questo causa nelle nostre coscienze.

Questo non è l'Amleto. E' un assolo generazionale. Un racconto intimo e globale che attraverso il riso amaro vuole spingere a trovare una soluzione al solito, annoso,banale, scontato ma comunque sempre irrisolto quesito: Essere o non Essere?





Un uomo, un principe, che per comodità chiameremo Amleto, si è rinchiuso nella propria stanza e ha deciso di non uscirne più. Vuole farsi da parte e per farlo medita un gesto estremo, un gesto che lo liberi per sempre da tutto il marcio della Danimarca: il suicidio.

Brandelli di storia ci aiutano a comprendere il perché del suo intento. Sappiamo che c'è un padre, un re, morto e una madre, una regina, che non ha perso tempo e si è risposata col fratello del marito defunto e poi se n'è andata in barca a Forte dei Marmi. Sappiamo che Orazio, il miglior amico di Amleto, ha organizzato una festa e che tutti andranno, compresa Ofelia. Lo sappiamo perché il computer, l'unica “finestra” che Amleto ancora non si è deciso chiudere, continua a vomitare messaggi. Sappiamo che Amleto ne ha abbastanza di tutto e di tutti, anche di Rosencratz e Guildestern, due “ragazzi di vita” che della loro grezza incoscienza ne hanno fatto una religione.

Delle cause questo e poco altro sappiamo. L'importante sono le conseguenze, i propositi maniaco (essere)-depressivi (non essere) scaturiti da questi accadimenti e dalla masochistica solitudine che Amleto si è imposto per dire finalmente basta e farla finita.

Per trovare la forza Amleto invoca tutti i miti del suo (del nostro) tempo, tutti quei personaggi famosi che, in un modo o nell'altro, sono riusciti a porre fino all'assurdo gioco della vita: si veste come Kurt Cobain, indossa parrucche alla Amy Winehouse, volteggia malizioso come fosse Marylin Monroe, ascolta religiosamente le parole di Robin Williams, canta commosso le canzoni di Luigi Tenco. Attraverso le loro disperazioni cerca di dare un senso alla propria mentre un cappio, appeso in proscenio, aspetta solo di essere utilizzato.

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