Regia: Lahire Tortora
Drammaturgia: Jack McNamara (dal soggetto di Lars Von Trier)
Attori: Valentina Framarin, Eleonora Landi, Elisa Pastore, Paolo Rossi, Andrea Sadocco, Lahire Tortora
Altri crediti: Scene di Gemma Aquilante Costumi di Valentina Zanellato Coreografie di Augusta Basile Voce off di Marlon Zighi Orbi Progetto grafico di Giorgia Faccin Luci, audio e assistenza tecnica di Fabio Berton Assistenza alla regia di Eleonora Landi
Parolechiave: Teatro, commedia, satira, drammaturgia contemporanea
Produzione: Compagnia Orbi/Rossi/Tortora con il supporto di Jar Creative Group snc e di TeatroINFolle
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa
IL GRANDE CAPO
Sinossi
Ravn, proprietario di una florida azienda informatica danese sta per concludere la cessione dell'intera società a un ricco imprenditore islandese, cessione che porterà a una profonda ristrutturazione della società stessa e al licenziamento di tutti i manager senior. D'altra parte, Ravn sa bene come gestire le decisioni impopolari: in dieci anni non ha mai rivelato ai suoi dipendenti di essere il proprietario dell'azienda, spacciandosi per uno di loro e inventando un fantomatico "Grande Capo" che vive in America e dirige la società via mail, senza mai farsi vedere in sede. Stavolta però l'espediente di Ravn si scontra con la diffidenza del compratore islandese, intenzionato a dare il via all'affare solamente a patto che il contratto di vendita sia firmato dal Grande Capo in persona. Per evitare di rivelare la verità, Ravn ingaggia Kristoffer, attore teatrale con ben poca fortuna alle spalle, per fargli interpretare il ruolo del Capo durante l'atto di vendita; ma le cose prenderanno una piega decisamente complicata, fino al caos.
Note di regia
Considerato uno dei film "minori" di Lars Von Trier, soprattutto se paragonato con pellicole di grande respiro e fama come 'Melancholia' e 'Nymphomaniac', 'Il Grande Capo' (2005) è una commedia estremamente efficace e tagliente, dal colore quasi nero, dove la comicità a tratti esilarante delle varie situazioni non si slega quasi mai dal senso di inquietudine che incombe su tutti i personaggi. Con un gran colpo di genio, Von Trier mette insieme le dinamiche aziendali e il teatro, due mondi dove, per motivi diversi, la maschera e la finzione la fanno da padroni. Il risultato è un continuo gioco di inganni e disvelamenti, dove niente è come sembra e nessuno è ciò che dice di essere: una storia di volti nascosti e di surreali sotterfugi, di burnout e di relazioni lavorative e personali tossiche, di satira sottile, di humour nero e di ansia strisciante. L'impianto teatrale del film è evidente, tanto è vero che Lars Von Trier scrisse dapprima il soggetto per la scena, e solo in seguito ne ricavò la sceneggiatura cinematografica. Dopo il film, il testo venne ripreso e messo in scena in diversi allestimenti (ne fu presentato anche uno in Italia, alcuni anni fa); il nostro lavoro si basa sulla produzione londinese a cura del regista Jack McNamara, andata in scena una decina di anni fa, a partire dalla quale abbiamo creato una traduzione e un riadattamento inediti.
Dopo averne fatto l’oggetto di studio dei miei allievi in occasione di uno dei laboratori teatrali focalizzati sulla drammaturgia contemporanea che ho il piacere di condurre, per me è un grande piacere fare di questo testo non solo uno spettacolo, ma un percorso di studio e una creazione collettiva, insieme alle fenomenali colleghe e colleghi che condividono l’attraversamento di questa avventura estremamente divertente.
Informazione riservata agli Organizzatori
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