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La Congiura dei Baroni (o Il Guinzaglio di Re Ferrante)

Virus Teatrali

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Giovanni Meola

Drammaturgia: adattamento Giovanni Meola

Attori: Ferdinando Smaldone - Fabio Boccalatte - Michela Esposito - Giancarlo Lobasso - Giuseppe Izzo - Simone Izzo

Altri crediti: costumi | Marina Mango

Parolechiave: storia, potere, corpi, guinzagli, azioni fisiche

Produzione: Virus Teatrali

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

A fine ‘400, a Napoli, regna Ferrante d’Aragona che, per modernizzare il regno, impone una visione centralizzata dello Stato, per fortificarne le basi.

I suoi nemici, a cominciare dalla Chiesa di Roma, premono ai suoi confini e uno Stato senza la capacità di imporre tasse e imposte è disarmato.

I potenti feudatari a lui sottoposti gli si oppongono, contrapponendogli una mentalità autoreferenziale, fatta di possedimenti enormi e compagnie di cavalieri e soldati di ventura pronti a proteggerli a tutti i costi.

Per detronizzarlo danno vita nel 1485 alla cosiddetta Congiura dei Baroni, scoperta e stroncata dal sovrano grazie ad un sotterfugio.

Ferrante, che aveva intuito che il ceto mercantile in ascesa poteva affiancarlo nel suo sforzo, a questo scopo aveva elevato di rango il Conte di Sarno, ma questi si farà irretire dagli altri nobili. mettendosi egli stesso a capo della congiura, e coinvolgendo anche un altro fedelissimo del sovrano, il Segretario di Stato, Antonello Petrucci.

Da lì, un conflitto senza sconti.



Ma il Conte di Sarno anche ha un figlio, Marco, innamorato (ricambiato) della nipote di Ferrante, Maria.

E così questo matrimonio d’amore diverrà il momento cruciale dell’intera vicenda.



La storia è questa, ma le dinamiche sottese sono quelle di sempre, universali: invidia, interessi, sete di potere, visioni contrapposte, ingenuità assortite, alleanze, ribaltamenti, vendette

Tutto umano, troppo umano per non diventare materia teatrale.



In complicità con gli attori, in costumi di natura storica ma atemporali, calati in uno spazio vuoto (se non per un cubo elevato al ruolo di simbolico trono), abbiamo scandagliato i rapporti tra i personaggi, dai loro sguardi, protagonisti assoluti dell’inizio e della fine dello spettacolo, a vari spostamenti di gruppo nello spazio, metaforici e narrativi allo stesso tempo, ad una fisicità (spesso conflittuale), chiamata in causa nei momenti di maggior tensione.

La compresenza in scena di tutti e sei i personaggi, a volte impegnati in più azioni contemporanee, rende la messinscena dinamica, mantenendo sempre vivi corpi, archi dei personaggi e relazioni tra tutti loro.

Il libero adattamento da un testo in versi del 1832 è diventato così lo spunto per un lavoro incentrato sul corpo dell’attore alle prese con delle vere costrizioni fisiche (oltre che ovviamente metaforiche), data la presenza di sei collari e sei guinzagli che, come la fatidica pistola presente in scena che prima o poi sparerà, vengono usati con modalità e significati di volta in volta diversi.

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