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ORSANTE di e con Matteo Vignati

Matteo Vignati

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Direction: Matteo Vignati

Dramaturgy: Matteo Vignati

Actors: Matteo Vignati

Other credits: Disegno luci: Matteo Minutola aka Mnus Costumi: Tiziana Varisco Musiche da repertorio popolare d\\\'Appennino Si ringraziano Contrada Maestra Factory e Livio Girivetto Mensio, Fondazione Fare Cinema, Marco Baliani e Mario Perrotta

Key words: Orsante, Orsa, Montagna, Narrazione, Circo

Production: Smart - Società Cooperativa Impresa Sociale

Year of production: 2025

Theatrical genre: Prose

Ultimo è un "Orsante": un domatore di orsi.



Ceduto dal padre ancora bambino a una compagnia di girovaghi e circensi, dopo molti anni fa ritorno alla sua casa natale in Appennino perché ha saputo della possibile imminente morte della madre - quella madre a cui ha pensato e ripensato, nel corso di un’intera vita, per riuscire a trovare la forza di andare avanti in una realtà ostile e violenta. Ma quando arriva a casa, ormai, è troppo tardi e la veglia funebre è già allestita.



Eppure, nessuno dei compaesani sembra riconoscerlo né ricordarsene, come se, dal momento della partenza, la madre non avesse mai più parlato di lui: come se non fosse mai esistito. È allora che, istintivamente, in cima a quella salita maledetta da cui tutto ebbe origine, Ultimo sente l’esigenza di fermarsi a raccontare la sua storia, nel modo che gli è più congeniale – quello dei cantastorie – ma con l’intenzione di sondare la verità: mia madre ha mai parlato di me? Mi ha mai amato come l’ho amata io? Sapeva che ero stato venduto?



In un monologo fisico, dal ritmo incalzante e forsennato, Ultimo ripercorre la geografia emotiva di un viaggio di allontanamento e formazione. Narra le avventure a volte esaltanti, a volte tragicomiche, a volte durissime, della sua vita girovaga sino ai confini dell’Asia. Racconta dell’intimo rapporto con l’orsa che ha imparato a domare, della solitudine che si può leggere negli occhi dell’animale, una solitudine simile alla sua, come se anche l’orsa rimpiangesse un mondo dimenticato, una madre lontana. E poi gli spettacoli, il vivere di elemosina, la violenza, l\'irrompere della Grande Guerra, la ribellione e la fuga dal suo aguzzino, fino a divenire egli stesso Orsante - padrone di sé stesso e della sua orsa.



Solo al termine del racconto, per Ultimo giungerà la tragica consapevolezza.

Ma capirà anche che il luogo che chiamiamo \"casa\", talvolta, non è là dove si nasce, ma dove il cuore sceglie di abitare.





Per la scrittura di questo testo si è cercato di ricreare una sorta di \"koinè\" linguistica, a partire dai documenti e dagli scritti autografi conservati negli archivi e nei musei dedicati – lettere indirizzate ai familiari o alle autorità, diari personali, contratti di noleggio e vendita, carnet di viaggio – nel tentativo di restituire l’impatto che la lingua degli Orsanti poteva avere sui pubblici di tutta Europa. Il risultato è una sorta di lingua teatralissima che ha come base il dialetto ligure-emiliano, lingua d’origine degli Orsanti, infarcito di forestierismi e termini desunti dal gergo degli Orsanti, e come forma privilegiata la ballata in rima, a metà tra tiritera e canzone.



Parallelamente, il lavoro di ricerca e approfondimento si è soffermato sul sostrato musicale del repertorio popolare tipico dell’Appennino, che accompagna e ricrea le atmosfere di questo viaggio.



Il tutto al solo scopo di seguire l’andamento emotivo delle vicende che compongono l’affresco di questo spettacolo.

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