Direction: Sofia Longhini
Dramaturgy: Sofia Longhini
Actors: Sofia Longhini
Other credits: Luci e tecnica Lorenzo Fedi e Anna Chiara Capialbi Progetto supportato dal bando di residenza di Teatro in Quota 2024 e dalla compagnia Bus 14
Key words: generazione, precariato, infanzia, pop, 2000
Production: Fraternal compagnia - APS
Year of production: 2025
Theatrical genre: Prose Performance
SIAMO ABBASTANZA RICCHI DA AVERE AMBIZIONI ARTISTICHE,
MA NON ABBASTANZA RICCHI PER POTERLE REALIZZARE.
Così scrive Raffaele Alberto Ventura nel suo Teoria della classe disagiata.
Da questa suggestione nasce un’indagine attorno al tema del lavoro e soprattutto attorno a quella che Ventura chiama ‘disforia di classe’: ci raccontiamo squattrinati ma siamo benestanti, eppure nel nostro conto in banca ci sono molti meno soldi di quelli che hanno i “poveri veri” che a quindici anni sono dovuti andare a lavorare in fabbrica.
Come può essere che la futura classe dirigente, con due lauree, due master e un dottorato alle spalle, non riesca a pagarsi l’affitto di una stanza singola in un appartamento condiviso?
Tutte le cose più grandi di me nasce da queste domande cercando risposte, però, lontano: nella nostra infanzia.
Cosa è successo nel mondo mentre nella quiete dei cinque anni guardavamo i cartoni, mangiavamo il gelato, mentre a tredici sfogliavamo “Cioè”, mentre davamo il nostro primo bacio, o facevamo il karaoke in qualche buffo locale del centro storico?
Che mondo si costruiva attorno a noi, mentre eravamo chiusi nella bolla dell’infanzia, e poi in quella individuale, familiare, domestica dell’adolescenza? Come ci siamo arrivati qui?
Un tuffo in una biografia agiata, mentre riaffiorano sullo sfondo materiali audio e video di momenti che hanno segnato la storia. Dalle telefonate registrate di chi stava sulle torri la cui caduta ha segnato una frattura indelebile, alle pubblicità iconiche degli anni 2000, dai festival della musica pop ai video degli attentati terroristici, dai consigli su come flirtare con un ragazzo che ti piace nelle riviste per adolescenti alla morte di un certo Pinochet.
Si snoda così una (non) corrispondenza tra piccola e grande storia per cui alla fine, la chiusura nell’individuale, negli aperitivi a sette euro, nei selfie, nei negozi di caramelle per turisti non bastano più a proteggerci dalla ferocia di un mondo turbo.
Tra stragi e caramelle il mondo va ferocemente avanti. E noi? Dove siamo?
Quando arriva il momento in cui smettere di proteggere l\'infanzia (e l\'adolescenza?) dai grandi assetti del mondo? Quando diventa un dovere cittadino occuparsi di ciò che succede oltre il nostro naso? Di cosa non ci siamo occupati per tanto tempo che ora ci presenta il conto?
In una tessitura tra finzione e biografia, lo scontro con il mondo adulto non è come l’avevano promesso.
Eccoci allora sfociare in nevrosi collettive, piccole idiosincrasie individuali, manie casalinghe e piccolo borghesi. Ci perdiamo in calzini ben stirati e borracce per salvare il pianeta, e ci dimentichiamo che fuori dalla cameretta il mondo bussa e noi non sappiamo mai cosa metterci.
Come armarsi, allora, di fronte a questo grande spaesamento?
Fanno capolino le manifestazioni, in piazza, quelle che abbiamo guardato in tv o quelle a cui abbiamo timidamente partecipato, così magnetiche e spaventose, dove i corpi si uniscono e gridano. Ma a chi? E per cosa?
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