Direction: DANIELE FEDELI
Dramaturgy: DANIELE FEDELI
Actors: DANIELE FEDELI
Other credits: ISPIRATO ALLE PAROLE DI: BATAILLE - DAF DE SADE - KLEIST - DOSTOEVSKIJ - SAN GIOVANNI DELLA CROCE-MOLIÈRE AIUTO REGIA: FEDERICA LIBRETTI CO-PRODUZIONE: GERMINALE ASSOCIAZIONE CULTURALE
Key words: ESTASI - EROTISMO - MORTE - FEMMINILE - DEGENERE
Production: IUZŌ T (COLLETTIVO ARTISTICO)
Year of production: 2023
Theatrical genre: Prose
Don Giovanni in quest’atto teatrale non è più visto come il classico e ammuffito seduttore che va in
cerca di giovani vergini da violare. È visto invece come un uomo che va cercando nelle donne una
femminilità, un oblìo, una profondità, un’assenza necessaria dove perdersi, e non trovandola in
nessuna di esse se la cerca infine dentro di sé. È per questo che vediamo Don Giovanni giocare, in
scena, con un mucchio di vestiti femminili. Si cerca e non si trova. Cerca il femminile che è perduto
in lui, e si perde in quel buio inconosciuto. Si guarda allo specchio e non riconoscendosi, si crea
daccapo. Cerca l’abbandono attraverso la carne, l’estasi attraverso l’eros. È questo il desiderio che
muore e che diviene oblio, è questa l’estasi che s’innalza per mezzo del corpo, fino alla sparizione,
fino a giungere ad uno stato di grazia, ad uno stato teopatico dove non c’è più volontà, né desiderio,
né attività, né reazione. È una beatitudine inerte, una compiuta trasparenza di tutte le cose, un nulla
uguale a Dio, direbbe Bataille con padre Tesson. È questo che trova Don Giovanni nella sua stanza
privata, nel suo segreto boudoir. Nel boudoir dei suoi travestimenti maldestri. Trova un nulla, trova
Dio, trova il femminile, forse. Tende all’Amore Totale attraverso il suo corpo, o meglio, passando
attraverso l’eccesso di quel corpo, tende alla morte attraverso un’ eccesso di Eros, attraverso un’
eccesso di carne. Da questo deriva la sua estasi erotica cosciente/incosciente: dall’eccesso del
desiderio di quel suo corpo. Raggiunge la grazia attraverso una disgrazia divorata da quello stesso
desiderio. Giunge con la sua sfrenata voglia, a quell’amor morto privo di volontà e privo di sazietà,
che tanto ha invocato nei suoi deliri Maria Maddalena de’ Pazzi. Quell’amor morto è Dio, lo stesso
Dio di Senofane da Colofone, il Dio di Eraclito, il Dio di Giordano Bruno – quello che è <dentro di
noi più che noi stessi siamo dentro di noi>, e per fondersi con esso bisogna passare attraverso un
amore “imprefetto”, attraverso il desiderio e quindi, attraverso la morte di esso. Diviene solo una
figura in abiti femminili, Don Giovanni, la visione di una voluttà così terribile e immensa da
divenire estasi, da divenire santa. Il piacere quando è così disperato da irrompere improvvisamente
nel vuoto, diventa Dio. Don Giovanni precipita con slancio demoniaco, in quella voragine di sé
stesso che non conosce. Contempla (cosa, se non il niente?), ed è simultaneamente l’essere
contemplato, non esiste più alcuna differenza. Va cercandosi addosso quel femminile che non ha
mai trovato in nessuna donna e lo trova laddove lui stesso si perde, laddove non esiste più.
Information reserved for Organizers
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