Regia: Michele Segreto
Drammaturgia: Michele Segreto, Fabio Pisano
Attori: Marzia Gallo, Riccardo Vicardi, Matteo Ippolito, Matteo Vignati
Altri crediti: | ispirato alla vita e all’opera di Akira Kurosawa | con Marzia Gallo, Matteo Ippolito, Matteo Vignati, Riccardo Vicardi | movimenti scenici Valentina Spalletta Tavella | costumi Cecilia Ferrero | produzione servomutoTeatro | in collaborazione con a.ArtistiAssociati – ARTEFICI.Residenze Creative FVG | con il sostegno del Centro di Residenza Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale” | si ringrazia Circuito CLAPS
Parolechiave: Cinema, Kurosawa, Arte
Produzione: Compagnia Segreto/Pisano con il sostegno di servomutoTeatro
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa
INTERNO, NOTTE _ La pioggia entra nella stanza dalla finestra aperta. Una lama di rasoio è posata sul lavello. Una mano la impugna. Gocce di sangue sul pavimento. Buio.
Non c’è un regista, nella storia del cinema, che non abbia studiato sui film di Akira Kurosawa. Non c’è un premio che non abbia vinto; non c’è appassionato di cinema che non conosca il suo nome e la sua opera.
Eppure. Dopo il flop di consensi per il suo ultimo film, Dodes’ka-den, e la diserzione del pubblico dalle sale cinematografiche, Akira Kurosawa è sicuro che la sua carriera sia finita, il suo nome dimenticato, la sua opera svalutata. È certo che non lavorerà mai più, e se è vero che la sua vita coincide con la sua opera, è altrettanto certo che non vivrà più.
Anzi: di non voler più vivere.
Come si è arrivati a questo?
Che cosa significa nutrirsi di arte, al punto da non conoscerne alterativa?
Cosa è disposto a fare, un artista che sperimenta, di fronte al pubblico e al suo amore negato?
Partendo dai materiali più disparati come interviste, sceneggiature, biografie e articoli di giornale, lo spettacolo si interroga sul concetto di fallimento, di aspettativa e giudizio e intorno al difficile compromesso tra libertà dell’artista e esigenze del pubblico, tra necessità commerciale e creazione svincolata dalle regole, tra vita e morte, arte e vita, morte e arte.
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