Direction: Valerio Pietrovita
Dramaturgy: Valerio Pietrovita
Actors: Valerio Pietrovita
Other credits: L’idiota (circo di voci per attore solo) liberamente tratto da L’idiota di Fëdor M. Dostoevskij Di e con Valerio Pietrovita Disegno luci e foto di scena Davide Scognamiglio Datore e collaboratore alle luci Sebastiano Cautiero Musiche e suoni Simone Ottaviano, Carla Pastore e la voce di Laura Popescu Elementi di scena Giuditta Papale Collaborazione al costume Daniela Montella, Yesey cappelli Foto di scena Davide Scognamiglio, Ivan Mazzoni Produzione Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, Teatro Comunale di Antella In collaborazione con Le Belle Bandiere e il sostegno del Centro Teatrale Umbro, Manovalanza
Key words: Idiota, Dostoevskij, teatro, monologo
Production: Teatro Stabile d'innovazione Galleria Toledo, Teatro Comunale di Antella
Year of production: 2025
Theatrical genre: Prose
Note di regia
Prima o poi il momento in cui bisogna fare i conti col fantasma della morte arriva per tutti. Ma quando appare e cala la sua falce, cosa resta a chi ha potuto solo assisterne al passaggio? La memoria? Qualche oggetto? La sensazione di vuoto e di stupidità? Le riflessioni si moltiplicano e finiscono per coinvolgere il teatro. Perché andare in scena oggi? Ha senso farlo nelle condizioni economiche del nostro paese? È ancora un lavoro? Quante domande! Forse il modo migliore per affrontarle è proprio attraverso la cornice del palcoscenico. Il collegamento con L’idiota, romanzo che amo molto, è stato naturale. Il principe Myskin è l’idiota immaginato da Dostoevskij, un uomo ancora fanciullo catapultato in un mondo troppo adulto. La frase più celebre del romanzo è Mir spaset krasotà: “la bellezza salverà il mondo”, ciò che tenta di fare, senza successo, il suo protagonista. Dostoevskij scrive nelle sue lettere che l’idea del principe nasce dalla volontà di dare vita a un alter ego del Cristo, un uomo del tutto buono. Il romanziere ha l’intuizione di gettare questa figura nel proprio presente oscuro, fatto di delitti, funzionari corrotti, giovani nichilisti. Eppure, nel romanzo, c’è sempre un risvolto comico, tutto è filtrato da una lente quasi farsesca; Bachtin, non a caso, parla di carnevalizzazione per quanto riguarda la poetica del testo. Le vicende si susseguono come in un giallo o in una fiaba in bianco e nero, ma in questo caso il principe non è azzurro, ma povero, malato, goffo, a tratti grottesco, una sorta di Chaplin o Keaton ante litteram. La fine del romanzo è però tragica: la donna che il principe ama e vuole salvare, viene uccisa anche a causa sua. Di fronte a questa morte Myskin perde il senno, impazzisce e torna nel suo aldilà, la clinica Svizzera per gli “idioti”. Sembra quasi che Dostoevskij voglia dirci che la bellezza è troppo fragile per fronteggiare il fantasma della morte. Eppure chi, se non un idiota, può essere tanto coraggioso da arrischiarsi nell’impresa? In controluce potrebbe allora trasparire anche l’attuale situazione di noi teatranti, una categoria la cui condizione lavorativa ed economica in Italia non può che far riflettere o lasciare esterrefatti, magari anche un poco divertiti e far sussurrare a mezza voce, sotto i baffi: «idioti».
Percorso spettacolo
L’idea del lavoro nasce a seguito di una tesi di laurea sull’attuale sistema economico teatrale italiano conseguita nel 2023. Lo spettacolo si è poi sviluppato grazie a residenze sostenute dal Teatro Comunale di Antella, il Centro Teatrale Umbro, la compagnia Le Belle Bandiere e la compagnia Manovalanza. Nel 2025 ha ottenuto la produzione del Teatro Stabile d’innovazione Galleria Toledo di Napoli, in collaborazione col Teatro Comunale di Antella, e ha debuttato con il titolo Il cavaliere povero al Campania Teatro Festival nella sezione under 35. Adesso la volontà è quella di far girare il lavoro anche attraverso la partecipazione a bandi e festival.
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