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Lost in Time

Zaches Teatro

Genere Teatro-danza Figura
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Regia: Luana Gramegna

Drammaturgia: Luana Gramegna

Attori: Gianluca Gabriele, Daria Menichetti

Altri crediti: Regia, drammaturgia e coreografia Luana Gramegna Scena, luci, costumi Francesco Givone Musiche originali e sound design Dylan Lorimer Assistenti scenografia, attrezzeria e costumi Gisella Butera e Matilde Gori (Atelier di Scenografia Zaches) Project manager e consulenza artistica Enrica Zampetti Management e distribuzione Theatron 2.0

Parolechiave: teatrodanza, francis bacon, Triptych, visual theater, ombre

Produzione: Produzione Zaches Teatro con il sostegno di MiC e Regione Toscana, con il contributo di Fondazione CR Firenze

Anno di produzione: 2025

Genere: Teatro-danza Figura

LOST IN TIME sarà l’ultimo capitolo dell’attualmente incompiuta Trilogia della Visione, una serie di tre spettacoli ispirati all’opera pittorica di tre differenti artisti che indaga l’atto del vedere come forma articolata di percezione.
I primi due spettacoli, Il Fascino dell’Idiozia e Mal Bianco, sono stati presentati sia singolarmente che come Dittico nella stessa serata, ricevendo premi nazionali e internazionali.
La Trilogia della Visione è un percorso teatrale sulla percezione della pittura attraverso i linguaggi della danza, del teatro di figura, della maschera e del live electronics: se Il Fascino dell’Idiozia indaga le pitture nere di Goya, Mal Bianco si è ispirato ai manga di Hokusai, mentre Lost in time guarda all’opera di Francis Bacon.
A loro volta gli impianti scenici sono costruiti sul nero, sul bianco e sul rosso.
Lost in Time guarda al trittico di Francis Bacon intitolato “Triptych, maggio- giungo 1973” ispirato al suicidio di George Dyer, compagno di Bacon che si è tolto la vita nel bagno di una camera d’albergo dove alloggiava con il pittore alla vigilia dell'inaugurazione della mostra al Grand Palais di Parigi nel 1971. “I trittici sono la cosa che mi piace di più dipingere perché mi sembra di fare un film. Io vedo l’immagine in serie”, dichiarava Bacon.
Il linguaggio di Bacon così teatrale e cinematografico insieme ci ha spinto verso una ricerca drammaturgica che seguisse una costruzione vicina al montaggio filmico.
Due linee parallele si intersecano: quella dello spazio fisico dell’accadimento, dove il tempo sembra essersi fermato all’istante prima della morte, e quella onirica che sviluppa la complessità psicologica e intima del personaggio.

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