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Il sequestro. Gli 831 giorni di Carlo Celadon

Teatro Bresci

Genere Prosa
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Regia: Anna Tringali

Drammaturgia: Marco Gnaccolini

Attori: Giacomo Rossetto

Altri crediti: scene Antonio Zonta, luci Andrea Patron, lettering Luca Antonello, tecnica Francesco Barutto, assistente Agnese Sgarbossa, foto di scnea Francesco Reffo, riprese video Filippo Pandin, distribuzione Giulia Diomaiuta

Parolechiave: monologo, sequestro, teatro bresci, 'ndrangheta

Produzione: Teatro Bresci in collaborazione con NuovaScena / Festival Scene di Paglia

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

831 sono i giorni di durata del sequestro di persona più lungo della storia del nostro Paese.
Un sequestro compiuto dalla ‘Ndrangheta e che ha come vittima un ragazzo veneto di diciotto anni: Carlo Celadon. Lo hanno rapito la sera del 25 gennaio 1988 dalla villa del padre, un ricco imprenditore di Arzignano, in provincia di Vicenza.
Lo hanno legato con il fil di ferro e chiuso nel bagagliaio di un’ auto per diciassette ore, il tempo di percorrere più di 1300 chilometri, il tempo di arrivare in Calabria, nei boschi dell’ Aspromonte.
Lo hanno liberato il 4 maggio 1990, abbandonandolo per terra, sul ciglio di una strada, con la chiara consegna di non voltarsi a guardare gli uomini che lo avevano tenuto prigioniero per più di due anni.
Aveva i capelli e la barba lunga e perso oltre trenta chili. I 7 miliardi consegnati dalla famiglia e molti dei rapitori si sono dissolti nell’aria.
Dal 1969 al 1998 (durante quella che viene definita la Stagione dei Sequestri in Italia) ci furono quasi 700 rapimenti a scopo estorsivo (non politico), la metà dei quali realizzati dalla ‘Ndrangheta. 81 di questi sequestrati non fecero mai ritorno a casa.
Raccontare il sequestro Celadon significa ripercorrere una delle pagine più buie del nostro Paese in cui la paura ha pervaso un intero sistema sociale; significa raccontare  la ‘Ndrangheta; significa raccontare la storia umana di una ragazzo appena maggiorenne che di punto in bianco è stato gettato negli inferi con crudeltà, senza saperne il perché.
831 giorni. Il sequestro più lungo d’Italia

Note di regia

Una delle prime foto che ritraggono Carlo Celadon dopo il rilascio, lo vede con i capelli lunghi, la barba incolta, magrissimo, nudo, con addosso solo un panno bianco.
Un Cristo.
Quello che subì Carlo Celadon fu una discesa all’inferno, o meglio, nella nostra visione, una moderna “Via Crucis”. In effetti il nostro allestimento è un continuo riferimento alla Passione di Gesù; c’è il sacrificio, il dolore, il rapporto con il Padre da cui si sente abbandonato ma al quale continuamente si riferisce. Un procedere per Stazioni durante le quali Celadon/Cristo interpretato in prima persona da Giacomo Rossetto racconta il suo presente buio e silenzioso reso terribile da aguzzini senza pietà, che apre anche a ricordi del suo passato di bambino libero e felice; e ancora il rapporto con la Madre e con l’Amore.
Carlo Celadon sospende la vita per quasi tre anni. Egli muore. Ma come Cristo il suo Sacrificio conduce alla Resurrezione.
Carlo Celadon/Gesù risorge il 4 maggio 1990, dopo 831 giorni. (Anna Tringali)

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