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Amleto, tutto quello che non so

Matteo Ippolito

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Luca Spadaro/Matteo Ippolito

Drammaturgia: Matteo Ippolito e Luca Spadaro

Attori: Matteo Ippolito

Altri crediti: Scenografia: Nico Cremona

Parolechiave: Amleto, monologo, eroe, vita, domande

Produzione: Ippolito/Spadaro

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

“Amleto, tutto quello che non so” nasce da una domanda: Come si fa a diventare grandi?

Da qui si apre il vaso di Pandora, che diventa la testa di Amleto. È da questa domanda che nasce la necessità di esplorare l'universo di Amleto fuso con il processo di crescita ed esplorazione di un normale individuo dei giorni nostri. Il punto di partenza dell’Amleto sono le domande solite e irrisolte che attanagliano tutti. Domande vaghe e fondamentali sulla vita, la morte, le relazioni, la realtà e la finzione. Per fare di queste domande il centro della

propria esistenza, senza stancarsi e metterle da parte, per esplorarle senza fermarsi ci vuole un’energia formidabile, quella che anima i bambini e gli eroi. E così dovrebbe essere Amleto, e l’attore che lo interpreta: un bambino, un eroe. Non abbiamo le istruzioni per diventare grandi, per crescere, non sappiamo cosa ci aspetta domani, o tra un' ora o tra un minuto eppure siamo in moto e non ci fermiamo. Siamo una pallina su un piano inclinato. Esattamente come Amleto. Cosa accade nel fare incontrare e collidere una persona reale con un personaggio archetipico? Un personaggio da solo in scena che, nella invincibile solitudine che è il destino di tutti noi, si fonde perfettamente con uno dei racconti più tragici e potenti della storia del teatro mondiale. Da qui, dalle domande, inizia il personalissimo punto di vista di Amleto rispetto a ciò che accade nella sua storia, punto di vista che si fonde con quello di un attore, di una persona normale, che centinaia di anni dopo, incontra le stesse densità, gli stessi scogli, le stesse paure.

Amleto è un eroe atipico. Amleto è un ragazzo normale catapultato nell'impossibile, preso e lanciato nelle responsabilità, nelle conseguenze delle azioni, Amleto, come molti di noi, è un ingranaggio non perfetto inserito quasi per caso in qualcosa di più grande di lui, la vita.

In questo spettacolo il teatro viene usato tutto: palco, platea e ogni anfratto che possa essere condiviso da chi recita e chi guarda. Anche le forme teatrali vanno usate tutte: stand up, poesia, racconto, teatro fisico, commedia, tragedia. Tutto questo caos creativo ha un obiettivo semplice: provare a creare per un’ora una relazione concreta tra attore e spettatore. Unici elementi scenografici: una scatola di legno, ferro e cartone che diventa gabbia, cameretta di Amleto, torre più alta del castello e castello stesso, una scatola che ha botole, e porte che si aprono e si chiudono come i vari scompartimenti della testa di Amleto; e un microfono, oggetto tramite il quale Amleto sfoga i pensieri nascosti rispetto alla morte del padre, Ofelia, Gertrude e il grande caos che lentamente gli implode dentro.

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