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LIBERITEATRI

Città: PALERMO (PA) - Sicilia
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Tutto inizia da una strada e una piazza... al centro, lì, proprio sulla piazza, davanti al grande Teatro Politeama, Dario Ferrari e Nina Lombardino, privi di un teatro o altro luogo simile, mettono in scena tutte le domeniche (pioggia permettendo) i loro spettacoli. Si recano puntualmente all'ufficio Annona di Palermo e lì prendono in affitto la piazza. Così, muniti da regolari permessi si esibiscono in compagnia di un pubblico di passanti e di stanti. E' il 1999 e nasce Liberiteatri. Successivamente fondano il Teatro Trenta <Prima Edizione> ... ma attenzione... non è un teatro vero e proprio... non è affatto un “teatro”. E' una stanzetta di circa 17 metriquadri, all'interno della loro casetta di 30 metriquadri complessivi, nella quale fanno i loro spettacoli. Che poi sarà anche un basso alla Kalsa. Riescono magicamente a farci entrare 30 spettatori, da qui il nome. Nel 2007 con una azione autofinanziata attuano il recupero di uno spazio comunale diventato “discarica” all’interno dell’antico quartiere dell’Albergheria (Ballarò) di fronte la chiesa di S. Maria delle Balate (1631) dove creano l’odierno “ Teatro delle Balate” – “dalla tradizione alla sperimentazione” Le loro produzioni da allora a oggi: "Marta e Giovanni", "The Single Show", "Pensiero a due voci", "Anima e Corpo", "Skatò", "Musica e Battaglia, "L'ospite" (di Giuseppe Drago), "Sputo" di Umberto Marino, "Sud, pensieri parole opere e omissioni", “Amleton”, “Ella” di Herbert Achternbusch (coproduzione Goethe institute di Palermo), “A.A.” (su testi di Antonin Artaud), “Je Suis”, “Malamente”,“Nero”, “Buzzatiana” (La giacca stregata e I topi di Dino Buzzati), IL Mago Hoffmann (riscrittura di Nina Lombardino da L’uomo della sabbia di Hoffamann – coproduzione Goethe institute di Palermo) “"Campo di grano con corvi"” “Tradimenti effettuato in occasione della XXX ed. del Festival “Benevento Città Spettacolo”; Fuoco (ballata triste) Festival di Santarcangelo_Anno Solare ed 2013;“Sogni da Tahar Ben Jelloun e da Freud” La mite di Fedor Dostoevskij e “Turpis, Gyrovagus, Vanus”

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