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Stretching One's Arms Again

Acquistabile | sabato 23 gennaio 2021 ore 21:00

di: Associazione Culturale Versiliadanza
organizzato da: Associazione Culturale Versiliadanza
attori: Lucrezia C. Gabrieli Sofia Magnani


Descrizione:

Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko, dalla biografia e dalla personalità del pittore, in stretching one’s arms again viene utilizzato il pretesto del codic...

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Nome: Associazione Culturale Versiliadanza

Indirizzo: via G. F. Mariti, 29 - 50127 Firenze (FI)

Titolo: Stretching One's Arms Again

Di: Associazione Culturale Versiliadanza

Regia: Lucrezia C. Gabrieli

Drammaturgia: Lucrezia C. Gabrieli

Attori: Lucrezia C. Gabrieli
Sofia Magnani

Scheda artistica: Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko, dalla biografia e dalla personalità del pittore, in stretching one’s arms again viene utilizzato il pretesto del codice cromatico e coreografico per entrare nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità. Il progetto coreografico desidera coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà. L’interesse infatti non è volto alla narrazione bensì a ricreare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di pensieri e idee rispetto ad una porzione del reale, a noi contemporaneo.

“I would like to say to those who think of my pictures as serene, whether in friendship or mere observation, that I have imprisoned the most utter violence in every inch of their surface”

Con tono leggero e velati da un’atmosfera infantile e giocosa, temi tragici quali il suicidio, l’indifferenza e la superficialità delle relazioni si dissolvono lasciando spazio all’accettazione, alla speranza, alla leggerezza. Le danzatrici, manifestando la loro diversità nell’aspetto e nel movimento, condividono e coabitano un campo da gioco in cui esplorare l’equilibrio, la vicinanza, il ritmo comune, e poter indagare il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la complicità, l’incomunicabilità e la fiducia necessaria. Indumento comune, la scarpa da punta classica viene utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui esso è semplice prolungamento di un corpo alla ricerca continua di un suo equilibrio. La vivacità dei colori e la profondità (o meno) della relazione è accompagnata dalle note di Serenade di Wolfgang Amadeus Mozart che si alternano al gioco musicale creato da Giacomo Calli e Giacomo Ceschi per esplorare quel muro di silenzio che spesso costruiamo davanti a noi e che ostacola la comunicazione. Un silenzio che sia Mozart che Rothko hanno forse temuto e sofferto più di altri dolori. Un silenzio di colore nero.

“There is only one thing I fear in life, my friend: One day the black will swallow the red."

Altri crediti: musica di Giacomo Calli e Giacomo Ceschi
su Serenade in D, K.250 Haffner di Wolfgang Amadeus Mozart
sguardo esterno Maria Cargnelli
video e montaggio Francesco Dejaco e Gabriele Termine

Prendendo ispirazione da Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) di Mark Rothko, dalla biografia e dalla personalità del pittore, in stretching one’s arms again viene utilizzato il pretesto del codice cromatico e coreografico per entrare nel mondo delle idee, delle emozioni e dell’umanità. Il progetto coreografico desidera coinvolgere lo spettatore in un’esperienza visuale di astrazione della realtà. L’interesse infatti non è volto alla narrazione bensì a ricreare l’atmosfera, la sostanza, il peso sensibile di pensieri e idee rispetto ad una porzione del reale, a noi contemporaneo.

“I would like to say to those who think of my pictures as serene, whether in friendship or mere observation, that I have imprisoned the most utter violence in every inch of their surface”

Con tono leggero e velati da un’atmosfera infantile e giocosa, temi tragici quali il suicidio, l’indifferenza e la superficialità delle relazioni si dissolvono lasciando spazio all’accettazione, alla speranza, alla leggerezza. Le danzatrici, manifestando la loro diversità nell’aspetto e nel movimento, condividono e coabitano un campo da gioco in cui esplorare l’equilibrio, la vicinanza, il ritmo comune, e poter indagare il carattere individualista dell’uomo, il bisogno di scambio, la complicità, l’incomunicabilità e la fiducia necessaria. Indumento comune, la scarpa da punta classica viene utilizzata non per nostalgia del passato ma con fini attuali: uno strumento che ancora può essere esplorato e, cambiandone l’approccio, utilizzato per cercare nuove possibilità di movimento in cui esso è semplice prolungamento di un corpo alla ricerca continua di un suo equilibrio. La vivacità dei colori e la profondità (o meno) della relazione è accompagnata dalle note di Serenade di Wolfgang Amadeus Mozart che si alternano al gioco musicale creato da Giacomo Calli e Giacomo Ceschi per esplorare quel muro di silenzio che spesso costruiamo davanti a noi e che ostacola la comunicazione. Un silenzio che sia Mozart che Rothko hanno forse temuto e sofferto più di altri dolori. Un silenzio di colore nero.

“There is only one thing I fear in life, my friend: One day the black will swallow the red.”

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