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CUSPIDI

Labirion Officine Trasversali

Opera in repertorio

Genere
Prosa Performance
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Regia: Valerio Leoni

Drammaturgia: Valerio Leoni

Attori: Sofia Guidi, Sara Giannelli, Francesco Jacopo Provenzano

Altri crediti: Cura drammaturgica e del movimento: Antonio Tagliarini Costumi: Gianluca Sbicca Scene: Federica De Tora Disegno luci: Sander Loonen Digital design: Boyd Branch Visual art: Martina Carbone, Giulia Vietti Composizione e disegno sonoro: Davide Umbrello Assistente alla regia: Davide Ventura Tutor del progetto: Stefano Ricci e Gianni Forte Vincitore del Bando Biennale College Teatro Regia Under 35 (2022-2023)

Parolechiave: comunicazione, surrealismo, ricerca, sperimentazione, biennale

Produzione: La Biennale di Venezia con il supporto di Labirion Officine Trasversali e Coventry University Faculty of Fine Arts and Humanities

Anno di produzione: 2023

Genere: Prosa Performance

Un giorno normale.

Un Uomo fatto di Urla attraversa il suo presente una caduta alla volta.

Un Uomo fatto di Polvere trascina pezzi di sé camminando all’indietro.

Un Uomo fatto di Scatole pianifica la sua strategia per avanzare.

Tre finestre li stagliano sul fuori e sulle infinite possibilità che gli dona, contenuto dopo contenuto, lasciandoli immobili a guardare.

Nel frattempo degli Aggregatori affrontano la propria routine lavorativa tra appunti, algoritmi, gattini e tragedie.



Cuspidi si apre così: universo frammentato in cui convivono controllori e controllati, realtà ed immaginazione, vita e morte.

In un dispositivo scenico surreale la cui struttura è ispirata al mito della caverna di Platone e le cui dinamiche affondano le proprie radici nella realtà digitale che ci circonda, lo spettacolo, attraverso l'interazione diretta tra attori, proiezione e suono, e mediante un utilizzo non naturalistico del mezzo vocale e verbale, indaga l’inerzia dell’esistenza, l’incapacità di agire e di comunicare, il circuito dopaminergico realizzato attraverso gli schermi che accompagnano la nostra quotidianità informatica lasciandoci inariditi.

Una fotografia senza speranza, che procede inesorabile verso il baratro.

È per questo che il battito di questa drammaturgia parte dalla contezza che niente più di una catastrofe sia capace di destarci dal sonno dell’anima, e così parole di commiato si fanno prologo e la resurrezione diventa l’obiettivo conclusivo di un’esistenza, la sua realizzazione, in una danza sulle macerie di un mondo al suo termine, in cui solo l’algoritmo continua ad eseguire sé stesso, nella freddezza della sua operatività.



Sottrarsi alla vita, ritirarsi, nascondersi, scivolando nell’abisso luminoso dell’annullamento di sé e dell’altro.

Attraversare inerti un’esistenza costellata di credenze, in cui la cura del proprio Ego sembra l’unico accesso alla sopravvivenza: la fiera della vanità si è fatta fiera dell’altruismo, del buon pensiero, del risultato ed al contempo ghiandola che secerne sterile ed insidioso odio.

Cinquant’anni fa c’era la rabbia a salvare il futuro. Oggi, per dirla con Brecht, la nostra non è lunga abbastanza e la rassegnazione pervade lo sguardo e le azioni di molte e molti: rifugiarsi nella fantasia, farsi meccanismo invisibile e, nei casi più estremi, lasciare la vita sembrano le uniche strade possibili per cambiare le proprie sorti.

La strada verso il baratro, lastricata di buone intenzioni, si è fatta quindi cammino inesorabile: non c’è più spazio per slogan, messaggi motivazionali, elogi del fallimento, compassione e leggerezza, serve guardare dritta negli occhi la situazione drammatica nella quale viviamo, nonostante il mal di stomaco, nonostante la frattura che ci crea nell’anima.

Serve spaccarci per ricominciare.

Per credere. Per risorgere. Per riscoprire i pezzi di cui siamo fatti, e l’intero di cui siamo parte.

Per rendere ogni catastrofe, collettiva o personale, una meravigliosa opportunità.

Informazione riservata agli Organizzatori

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