Regia: Alessandro Garzella, con F. Mainetti e C. Pistoia
Drammaturgia: Alessandro Garzella
Attori: Ilaria Bellucci, Sara Capanna, Nicola Fania, Alessandro Garzella, Daniele Gatti, Satyamo Hernandez, Francesca Mainetti, Giulia Paoli, Chiara Pistoia, Aurora Vannucci
Other credits: Musiche dal vivo create ed eseguite da: Tobia Bondesan (sassofono), Michele Bondesan (contrabbasso), Mattia Donati (voce e chitarra), Nicola Garzella (sassofono), Tommaso Iacoviello (tromba), Steve Lunardi (violino), Giacomo Riggi (vibrafono e tastiere), Giuseppe Sardina (percussioni); voce iniziale di Abha Federica Mariano; azioni corali e movimenti scenici realizzati con la collaborazione di Ilaria Bellucci e Sara Capanna; oggetti scenici e costumi di Manuela Trillo; collaborazione musicale di Monica Morelli ; contributi poetici di Aurora Vannucci; con la collaborazione alla realizzazione artistica di BAMBINI E CAVALLI, CAVALIERI CONSAPEVOLI, TEATRO DELL’ ASSEDIO e gli educatori Carlo Cellai, Giovanni Cerrai e Cinzia Pedrotti.
Key words: Baccanti, Dioniso, Follia, Sociale, Natura
Production: ANIMALI CELESTI - Teatro d’arte civile, con il sostegno di MIC, REGIONE TOSCANA, COMUNE DI PISA, FONDAZIONE PISA, ASL NORDOVEST TOSCANA, COOPERATIVA SOCIALE LA SALUTE e PRO LOCO COLTANO
Year of production: 2023
Theatrical genre: Prose Performance
In quale piazza, palco, chiesa o boscaglia si celebra ancora oggi il mistero di Dioniso, dio violento e spaventoso, quanto istrionico, lieve e bizzarro? Con una riscrittura moderna proponiamo un rito ispirato a "Le Baccanti", una delle tragedie più sconvolgenti e attuali del teatro antico. La soppressione del divino dall’esistenza contemporanea rischia di giustificare la furia della Natura, i crimini tra padri, madri, figli e le guerre che sempre più ferocemente travolgono popoli e Stati. Dioniso non è il puttaniere che la società dello spettacolo ha creato. Non è neanche il cocainomane, ludopatico, alcolizzato o il pazzo, distrutto dai farmaci o scoppiato d’euforia. I greci nella follia, oltre al dolore, scorgevano anche una luce divina e gioiosa che noi abbiamo perduto: l’essenza numinosa e libertaria di un candore sacro e sovversivo. Viviamo un’epoca afflitta da cataclismi climatici e baratri morali. Forse siamo sull’abisso di una distruzione apocalittica, o sulla soglia di un nuovo mondo. Quest’opera è una favola, nera e visionaria, su ciò che potrebbe accadere se il sacro tornasse a manifestarsi tra noi, colmando la drammaticità della sua assenza attraverso un atto distruttivo. Un gruppo di donne, così come accade nella tragedia di Euripide, lascia case, figli, compagni, mariti e amici per seguire la possessione di un dio imprendibile, gioioso e furibondo, il dio del follia e del teatro. Rispetto alle Baccanti, dove la tragedia si accentra sull'uccisione del figlio da parte della madre, abbiamo ribaltato i ruoli, pensando che il rischio contemporaneo sia quello di uno sterminio delle madri, delle donne e di tutto ciò che genera la vita. Ma proprio quando l’opera sta vaneggiando sulla sterilizzazione dell’esistenza, con la Natura che muore a poco a poco, un nuovo colpo di scena, forse ancor più inatteso e crudele, rovescia nuovamente tutto quanto, lasciando agli spettatori la responsabilità di completare il finale, accettando o rifiutando a proprio modo il paradosso che propone l’autore.
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