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I PORCI

alessandro persichella

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Manuel Di Martino

Drammaturgia: Alessandro Persichella, Simone Miglietta, Manuel Di Martino

Attori: Alessandro Persichella e Simone Miglietta

Altri crediti: Scene e costumi ideati da Federico Rizzo 2023 – spettacolo vincitore del bando “Venice Open Stage” (VE) 2022 – spettacolo vincitore della Call “Stazioni d’Emergenza” presso Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo (NA) 2022 - spettacolo vincitore della Premio “Il Teatro non si Rassegna” (Monte di Procida – NA)

Parolechiave: porci, alpha, machismo

Produzione: Indipendente

Anno di produzione: 2023

Genere: Prosa

Sinossi

In un futuro distopico, in una sorta di realtà documentaristica, gli ultimi due maschi alpha,

incarnazione della tossicità machista, sono tenuti in gabbia e messi in mostra in uno zoo umano. Li

vedremo nutrirsi, bestemmiare, praticare onanismo, azzuffarsi, ubriacarsi. È uno spettacolo ironico

e raccapricciante, ma allo stesso tempo l'unica testimonianza vivente di una cultura marcia che ha

insozzato per secoli il nostro pianeta.

La ricerca

Il lavoro principia con un’indagine mnemonica dei due interpreti, all’interno della propria

esperienza e delle proprie terre di origine (il Salento e le Valli di Lanzo, sintesi di una

Settentrionalità e di una Meridionalità) in relazione a pratiche e atteggiamenti machisti. Talvolta, la

nostra indagine ha vestito costumi ridicoli, bizzarri, talvolta sono venute fuori delle vere e proprie

storture antropologiche. Si ricerca il rapporto del macho con il cibo, la donna, Dio, si elencano ed

analizzano accuratamente modi di dire, siti comuni, bestemmie, insulti, stereotipi. Ne viene fuori un

quadro turpe ma tenerissimo, un disegno raccapricciante ma sintomatico di un folklore perpetuato

dal passato, sino alle attitudini ancora in vigore nelle nostre società machiste. Il lavoro pratico non

nasce da una scrittura a tavolino, ma da una codificazione del linguaggio improvvisativo:

sorprendentemente, il Sud Est e il Nord Ovest d’Italia, si comprendono, si compatiscono alla

perfezione.

Note di regia

La ricerca sull’idioma ci permette di avvicinarci maggiormente alla sfera emotiva. Una lingua dei

sentimenti che ha dato la possibilità agli attori di esprimersi senza riserve, generosamente, fino in

fondo. Il testo è ricco di espressioni forti, volgari, bestemmie impronunciabili, e sappiamo che

qualcuno potrebbe storcere il naso. Noi però non ci tiriamo indietro. Il linguaggio è anche sporco,

duro, spesso inaccettabile, ma bisogna accoglierlo per capirlo e per entrare nel paese reale. Lo

utilizziamo per andare oltre, in quei luoghi della nostra intimità dove gli altri, per pudore o piuttosto

paura, non vanno. Il lavoro con gli attori è stato al tempo stesso delicato e violento. Ho provato a

guidarli in un viaggio all’interno della loro memoria, ci siamo addentrati nel fondo delle loro vite e

ne abbiamo tirato fuori ricordi nascosti, scavando nel sudicio, nel lerciume, nel rimosso, in quelle

zone oscure dove i piccoli “machi” che sono in noi si rifugiano. Li abbiamo tirati fuori e ce ne

siamo vergognati, li abbiamo chiusi in gabbia. Ne abbiamo dato forma attraverso la deformazione.

Abbiamo sottolineato le storture fisiche, i grugni, il temperamento grottesco. Abbiamo portato il

loro comportamento all’estremo, al parossismo. E poi ne abbiamo riso, tanto, abbiamo esorcizzato

questi due mostri, che ora vivono fuori di noi.

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