Regia: Stefania Tagliaferri
Drammaturgia: Verdiana Vono
Attori: Elisa Armellino, Valentina Celentano, Eleonora Cicconi
Altri crediti: disegno luci Tea Primiterra, costumi Fabio Porliod
Parolechiave: femminile, femminismo, De André, cambiamento, sesso
Produzione: Palinodie compagnia teatrale
Anno di produzione: 2022
Genere: Prosa
È notte e le regole del tempo di notte, sono altre. Due ragazze sono sul ciglio di una strada deserta.La macchina non riparte. Non c’è campo. Le ragazze sono le figlie di Bocca di Rosa. Una terza sorella le sta aspettando in un altro luogo, al suo concerto. Lo spettacolo segue l'andamento ondivago della sovrapposizione temporale, dei ricordi, delle ripetizioni di scene uguali a loro stesse eppure, leggermente, diverse. Come l'andamento della navigazione in internet, così in scena si aprono molte finestre, si lasciano a caricare pensieri e momenti, mentre si procede con l'andamento narrativo.
Le protagoniste sono bloccate. Nessuna via di fuga all’orizzonte. È in questo buio che cercano le chiavi per riappropriarsi di uno sguardo che sappia andare più lontano del presente e che non si perda nella malinconia del passato. La sovrapposizione di piani temporali, l’andamento destrutturato delle scene, l’andare e il venire da una condizione di realismo restituiscono al pubblico la complessità dell’affrontare un viaggio interiore. Perché ammettere che qualcosa non va è difficile in primis davanti a se stessə.
In Alle mie figlie si parla di sesso, di rivendicazioni, di pacificazioni. Si balla e ci si nasconde. Si ha paura. Quanto può durare una notte?
Note di regia
Quando al Festival Fantasio si è iniziato a lavorare su questo tema, non sapevo quanto lontano mi avrebbe portato. Ancora una volta ho avuto la dimostrazione che il lavoro sui classici - e l’opera di De André è questo, un insieme di pietre miliari dell’arte che tutti sanno a memoria - è il modo migliore per mettersi allo specchio e guardare se tutto procede, o se non è poi tutto così okay come
vorremmo. Molto dell'immaginario sul femminile nel presente è ancora legato a come gli uomini guardano e raccontano le donne. Con le loro opere, grandi autori - uomini, giocoforza, nel passato - si fanno interpreti della realtà e influenzano il mondo. Bocca di Rosa è per antonomasia vittima di questo processo: nella canzone esiste solo in funzione del maschile. Partendo da lei possiamo vedere quanto questo schema, a tratti quasi (superficialmente?) romantico, sia ancora qua e resista pervicace. Lo spettacolo è una mise en abyme di un’opera preesistente per scrutarne i suoi effetti. Una presa di distanza da ambigui meccanismi di adorazione e costruisce, scena dopo scena, uno spazio sicuro per liberare la voce femminile. È un pretesto e un tradimento per lasciare alle donne la possibilità di raccontarsi da sole. Senza timore di denunciare i meccanismi di paura e di lotta continua in cui le donne quotidianamente vivono.
Informazione riservata agli Organizzatori
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