Regia: saverio bari
Drammaturgia: saverio bari
Attori: Marco Marzaioli; Marina Meniero; Giacomo Stallone; Diego Paul Galtieri;
Other credits: musiche: Alessio Bruno (contrabbasso), Diego Paul Galtieri (batteria)
Key words: prosa, musica, cinema, poesia,
Production: associazione culturale sanpapié
Year of production: 2022
Theatrical genre: Prose
alcoholic gospel
di Saverio Bari
Un UOMO, forse uno scrittore, sicuramente un alcolizzato, alle prese con l’ennesimo bugiardo tentativo di saltarci fuori. È aiutato a forza dal FRATELLO, sostenuto da SIGNORINA, la fidanzata. Entrambi esausti e provati dagli sforzi falliti, ma ancora lì, per l’ennesimo tentativo. Ma la sua vita è annodata, allo stesso filo che tiene la bottiglia di whisky sospesa fuori dalla finestra, lontano dalla vista, degli altri.
Il fratello vuole portarlo in campagna per il weekend, gli farà bene, ma il genio della bottiglia scova una via di fuga, trova dei soldi e sparisce, non parte, resta, e affonda, nell’impossibilità di scrivere, di amare, di essere, dimentico degli altri che lo cercano. Unico confronto è con EHI, l’uomo che gli serve da bere, distilla poche parole, e ripulisce il banco dalle sue lordure.
UOMO non vive perché beve, o beve perché non vive? La sua vita è ferma col bicchiere in mano. La penna si impunta e la mente si incaglia. Tutto resta in potenza e nulla di nuovo si manifesta: non sulla carta, non nella vita, che si ripete sempre uguale, nei sotterfugi e nell’auto-inganno. Di tutti verso tutti, relazioni che feriscono e definiscono, e perdendo, acquistano.
è una storia di dipendenza, dove ogni elemento o sostanza è vissuto nella sua dimensione tossica, l’alcool, la famiglia, l’amore, e nessuno riesce a lasciare, a smettere di abusare. Ed c’è il dolore, come ingrediente di fondazione, così come l’ironia crudele.
È il gospel dell’alcolizzato. Uno spettacolo “concertato”, di musica suonata in scena, che suona i sentimenti e le parole, in uno spazio essenziale, con pochissimi elementi a suggerire, luci per contrasti di atmosfere, e c’è il direttore, che dal vivo declina l’esecuzione, indica ciò che non si vede, e dice ciò che rimane escluso dalla rappresentazione, ma ne è parte essenziale. Didascalia fatta persona.
I nomi non sono propri, ma comuni sostantivi, appellativi, come ruoli, che non dicono ma chiamano.
Liberamente ispirato a LOST WEEKEND, di Billy Wilder (1945).
Non è un adattamento, né una riduzione, ho solo preso a prestito l’occasione iniziale, il casus belli, neanche troppo originale, un uomo che beve, ma il lavoro poi si discosta in toto nella sua digressione, non si cura di narrare, quanto di riflettere, e affondare. Prosa e poesia.
Una storia comune, eppure surreale.
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