Regia: Virginia Landi
Drammaturgia: Francesca Mignemi, Eleonora Paris
Attori: Francesco Aricò, Diana Bettoja, Stefano Carannante, Valeria Girelli
Other credits: Scene e costumi Laura Pigazzini
Sound design Luca Serra
Key words: Riscrittura, Shakespeare, Femminismo, Violenza, Under 35
Production: Compagnia Landi/Mignemi/Paris e IF Prana con il sostegno di ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro dei 25
Year of production: 2021
Theatrical genre: Prose
Uno spazio vuoto, come dopo una catastrofe. Una storia antica che si ripete sempre uguale da secoli. Quattro voci che la tramandano al pubblico. Cosa succede se la storia, per come era stata prevista, viene messa in crisi?
“Due volte Tito - Sopravvivere alla tragedia” è una riscrittura teatrale del Tito Andronico di Shakespeare.
In scena, un coro di quattro attori ripercorre criticamente la tragedia shakespeariana. Partiamo dalla fine della storia, quando, tra le macerie e i cadaveri di padri e figli, si alza il pianto inaspettato di un bambino. È l’unico sopravvissuto alla catastrofe che ha distrutto il mondo che lo ha generato. Il coro di narratori racconta la storia del Tito Andronico al bambino per permettergli di scegliere consapevolmente cosa fare del suo futuro. Grazie al suono spazializzato, il pubblico viene coinvolto in una esperienza immersiva.
Attraverso il commento, invece, il coro getta nuova luce sulla tragedia e sui meccanismi archetipici che fondano la nostra società.
L’antica Roma del Tito Andronico incontra, nella nostra riscrittura, il mondo occidentale a noi contemporaneo. La violenza che si consuma tra le pagine di quella tragedia antica è la stessa violenza che scaturisce dal sistema patriarcale ancora alla base del nostro mondo.
Il Tito Andronico racconta di padri che faticano a lasciare i loro ruoli di potere e di figlie e figli incapaci di immaginare un mondo diverso da quello ereditato. Raccontiamo allora la storia dal nostro punto di vista, quello di figlie e figli, per farci carico delle nostre responsabilità e chiederci come mettere in discussione quei modelli che non ci rappresentano più.
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