Regia: Maurizio Bàbuin
Drammaturgia: Valentina Diana
Attori: Luca Serra Busnengo
Altri crediti: con il sostegno di Artedrama e Arci Torino Ideazione Maurizio Bàbuin; scene Marco Ferrero; luci e suoni Nicola Rosboch; foto di scena Stefano Roggero; riprese video Fabio Melotti
Parolechiave: ODIO; PUBBLICO; ARMI; PAROLA; AZIONI
Produzione: Santibriganti Teatro
Anno di produzione: 2021
Genere: Prosa
Primo episodio del progetto di trilogia INDAGARE IL MALE – maschio docet
Il nuovo progetto di Santibriganti Teatro, è nato da alcune riflessioni sulle devianze protocriminali e loro sviluppi, sorgenti spesso in età adolescenziale.
L’intento è appunto indagare la nascita e lo sviluppo del male, che è soprattutto maschio, perché è spropositato il divario: per una donna che si macchia, ci sono cento uomini che delinquono, feriscono, violentano, uccidono, disprezzano; considerando i fatti, più o meno gravi di cui si viene a conoscenza e quelli assai più numerosi che restano sconosciuti.
L’obiettivo è sviluppare una riflessione, particolarmente forte, che si incentri su categorie e loro derive tristemente protagoniste della nostra contemporaneità.
La prima creazione ha per titolo “IO // ODIO - apologia di un bulloskin”.
Lui, l’odiatore, il maschio, si svelerà, provocherà, non avrà remore né pudore, dirà fino in fondo quel che pensa, sarà urticante, confesserà ciò che prova, racconterà che ha fatto, urlerà ai quattro venti il suo ODIO. Ora finalmente lo potrà fare: si è ed è sdoganato. Ma si divertirà pure a provocarci, ci sfiderà a non essere ipocriti e a far uscire così il razzista che forse in fondo è in ognuno di noi, anche se ben nascosto. E, nudo e crudo, si proclamerà nero profeta di un mistico anelito futuro.
Lui, non seguirà una logica narrativa prevedibile, una vera e propria storia.
L’apologo sarà un’arringa, una confessione, ma senza pentimento, anzi il suo intento sarà naturalmente quello di convincere coloro che vedranno e ascolteranno.
Lui, nella sua stanza dove tutto è pensabile, un pc, una tv, musica a palla se serve.
Lui, suoni accompagneranno, commenteranno, sublimeranno la sua presenza.
Lui, avrà divise, abiti che siano militari o civili comunque segnali di riconoscimento di cui farà uso.
Lui, bulloskin perché tutto è cominciato dalla scuola e questo passato tornerà in forma ossessiva.
Lui, parlerà pure attraverso citazioni, affermazioni altrui, che daranno forza alle sue convinzioni, attraverso “esempi” storici o contemporanei.
Lui, ma anche il pensiero, la bocca e le azioni di altri del suo stuolo
Lui, sarà non pentito; la fine non si rivelerà consolatoria e tantomeno redimente o espiatoria.
Alla fine dello spettacolo o di tutto ci saranno superstiti? Potremmo sperarlo: con un canto, una luce accecante, un’immagine, una laica preghiera, il pianto di una bambina appena nata, La voce di una madre? Chissà.
Sarà questa la prima delle tre manifestazioni del “maschio feroce”, padrone, in modo ancestrale votato alla lotta, non più per conquistare il sostentamento, ma crogiolandosi in posizioni di potere che irrorano di piacere o perdendosi alla ricerca di uno status frutto di retaggi.
Informazione riservata agli Organizzatori
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