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C.I.B.O. Cerco Invano Bellezza Ovunque

TeatRing

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose Dance theatre
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Regia: Marianna Esposito

Drammaturgia: Marianna Esposito

Attori: Diego Paul Galtieri, Marianna Esposito

Other credits: Assistenza alla regia: Francesca Ricci, Dominique Evoli

Key words: cibo, dipendenza, droga, compulsività, bed, binge eating disorder

Production: Compagnia TeatRing

Year of production: 2020

Theatrical genre: Prose Dance theatre

Ovvero come sconfiggere i fantasmi mangiando



Parliamo di cibo, ma non è uno spettacolo di ricette.

Parliamo di cibo.

Sì, ma ovunque si parla di cibo. Il cibo è dappertutto.



E allora, di cosa parliamo quando parliamo di cibo?

Cos'è la fame, esattamente?

Perché si dice "nutrire i sentimenti"?



La vita è scandita dai sapori ed essi possono, all'occorrenza fagocitare il dolore, l'ansia, il vuoto e il troppo pieno e l'amore che non ho, quello che vorrei, la paura, la paura, la paura di non farcela.



Cibo ci pedina, a volte ci supera, a volte ci schiaccia, ci ingrassa, ci disprezza, ci uccide, ci fa godere.

Traccia la nostra immagine di noi, a partire da quando siamo figli e figli che diventano amanti e genitori a loro volta.



E cosa succede quando figli non lo siamo più? Chi nutre la nostra immagine di noi?



Allora mangio. Mangio e vivo. Mangio ed esisto. Mangio e mi addoloro. Mangio e mi premio.



Posso farlo sempre. Posso farlo tanto, fino a scoppiare.



Capire da dove viene, questo bisogno di riempirsi.

Guardiamo il vuoto da vicino e cerchiamo nuove armi, per non smettere di combattere.

Di questo proviamo a parlare.



Cerco Invano Bellezza Ovunque (C.I.B.O.) è uno spettacolo poetico, che coniuga il teatro d'immagine con il teatro fisico e la parola.



L'argomento è il cibo, la dipendenza e la compulsività, ma non viene trattato in modo “clinico”. Quello che lo spettacolo racconta è la vita e il carico delle aspettative, la paura di non essere abbastanza, sentire il vuoto dentro di sé e cercare ogni modo per riempirlo.

Centinaia di persone convivono con questa dipendenza e nessuno si rende conto di quanto “divorante” possa essere. Oltre alla sensazione di non poterne venire fuori mai, si aggiungono le opinioni di chi, sottovalutando e non conoscendo il problema, ne fa una questione di “mancanza di forza di volontà”. Ma il cibo può essere droga. Una droga che uccide.

Può essere più pericoloso della droga.

Perché è legale.



La drammaturgia nasce da ricerche sulla alimentazione compulsiva, che comprendono la lettura di e la partecipazione a forum e gruppi virtuali e alle riunioni degli "Overeaters Anonymous".

Svolgendo queste ricerche abbiamo scoperto un fil rouge tra tutte queste persone: cercare di mantenere il controllo della propria vita e delle emozioni, la paura di non essere abbastanza, il lottare per rincorrere obiettivi, senza darsi tregua, mai.





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