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Hotello con l'H

Teatro22
Regia: Salvatore Nocera
Drammaturgia: libero adattamento da Shakespeare
Attori: Salvatore Nocera
Anno: 2020
Il monologo. L’idea di ridurre a monologo il testo capolavoro di Shakespeare mi assilla da circa un decennio. Non uno spettacolo di narrazione. Hotello, quello con l’H, è unico personaggio. Artefice e carnefice. Vittima di se stesso. Contemporaneamente Iago e Otello. Affabulatore scaltro. Macchinatore bugiardo. Tesse una ragnatela, talmente sofisticata e perfetta. Da non poterne più sfuggire. Intrappolato e sconfitto. L’amore. La paura. La rabbia. E la fragilità. Hotello grida e piange. E riempie di parole. Il vuoto assordante. Un silenzio insopportabile. Hotello è un uomo. È un soldato. È un campo di battaglia. Hotello è un sogno. La verità e l’inganno. Hotello è pazzo. Tante e troppe le fonti che mi hanno ispirato. I percorsi e i livelli di analisi di un testo così grande. Lineare e tortuoso. E il tentativo, folle. Eliminando tutte le esemplificazioni, i giochi di ruolo, appigli. Per restituire un quadro sublime. Nella sua profonda complessità. E sincera contraddittorietà. Un ritmo frenetico. Una musica. Un urlo. Un ultimo bacio. Un amplesso. E una pugnalata al cuore. Un pugno allo stomaco. E rimane sospeso. Hotello. A mezz’aria. Che non sa più vivere. E nemmeno morire.
La tragedia della parola. Un classico. Un capolavoro infinito. Nell’Otello di Shakespeare protagonista assoluta è la parola. Nulla accade, se non attraverso la parola. Tutto l’agire si compie attraverso di essa. A prescindere dai diversi temi trattati. L’amore e la gelosia. Il femminicidio. Il potere. L’inganno. E la follia. Questo testo meraviglioso offre l’immagine di un uomo. Moderno eroe tragico. Che cade perché incapace di leggere il mondo. Non solo strumento. Non più rappresentazione, semplice o complessa. La parola è essa stessa realtà. Vera o presunta. Corrotta. Ingannata e distorta. Rendendo la conoscenza impossibile. E portando alla catastrofe. Non credo che oggi, dopo quattrocento anni, possa essere scritto niente di più attuale. In un mondo in cui la rappresentazione della realtà. L’apparenza è diventata più importante della realtà stessa.

Altri crediti: costumi ed elementi scenografici di Dora Argento
luci di Gabriele Gugliara
musiche di Aldo Giordano
assistenti alla regia Irene Nocera e Giada Morreale
con la collaborazione artistica di Simona Miraglia

Produzione: Teatro22/inARTE

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    Salvatore Nocera.
    Innamorato da sempre della musica, la poesia, il teatro. Dell'arte in genere. Studia privatamente pianoforte e canto. Recita in diverse compagnie amatoriali. Compone canzoni e timidi versi. Introverso e riservato nella vita privata. Sul palcoscenico trova il suo habitat e scopre una modalità, efficace e gratificante, di comunicare col mondo ed esprimere se stesso. Frequenta la Facoltà di Psicologia presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma. Consegue con buon profitto tutti gli esami del corso di laurea. Si appassiona allo studio di “ψυχή” (il soffio) che anima e vivifica il corpo. Alla fine cede alla paura di dover sentirsi chiamare dottor Nocera. Non consegna la tesi di laurea e torna in Sicilia per dedicarsi, definitivamente, alla vita dell’artista. Intanto si sposa e fa i suoi primi quattro capolavori, in quattro anni. Damiano, Stella, Benedetta e Teresa. Trova un pezzo di terra e ci fa un ecovillaggio. Convince la moglie ad assecondare la sua follia, rinunciando alla carriera di medico,
    per dedicarsi la medicina naturale. Si forma, prima, nel corso biennale Da Melpomene a Talia, avvicinandosi al teatro di ricerca. Poi, frequenta la Scuola Internazionale dell'Attore Comico diretta da Antonio Fava. Fa esperienze come attore con registi quali Lauro Versari, Antonio Fava e Aldo Rapè. Fonda il gruppo di musicale nu-kombat-folk Pupi di Surfaro. Scrive e compone, canta e suona le percussioni. Unendo l’attività artistica ad un imprescindibile impegno sociale. Riscuote subito un buon successo di pubblico ed apprezzamento di critica. Vince premi e riconoscimenti importanti. Premio Musica contro le mafie nel 2014, Premio Andrea Parodi nel 2016, Tour Music Fest nel 2016, Finalista alle Targhe Tenco nel 2017, Premio Voci per le libertà di Amnesty nel 2018. Nel 2013 comincia la proficua collaborazione con l’amico, regista e scrittore palermitano Rosario Palazzolo. Interpreta il monologo teatrale Letizia forever, col quale, sino ad oggi, ha fatto 120 repliche in tutta Italia e che è, ormai, considerato un cult del teatro siciliano indipendente.