Regia: Silvia Bennett
Drammaturgia: Liberamente ispirato a 1984 di George Orwell
Attori: Silvia Bennett, Luca Di Natale, Chiara Gistri, Matteo Martorana, Francesco Pelosini
Other credits: Musica Alberto Gatti
Scenografie e maschere Matteo Raciti
Video Rocco Toscano
Key words: distopico, grande fratello, site-specific, manipolazione, orwell
Production: IF Prana con il contributo di Regione Toscana
Year of production: 2020
Theatrical genre: Prose Dance theatre
Il video è un estratto di alcune scene ad hoc per la versione video. Ancora da concludere la versione in presenza.
Until ‘84 - 2.0 è uno spettacolo site-specific, ideato per immergere il pubblico in una realtà distopica e assurda. Lo spettacolo è infatti una riflessione ironica e graffiante sulla società contemporanea: il paese è guidato da esseri grotteschi e ottusi capaci di annientare la vita umana in tutte le sue forme. Liberamente ispirato a 1984 di George Orwell, la rappresentazione ne cattura il ritmo e l’atmosfera decadente, attingendo all’ironia di Boris Vian e alla drammatica assurdità di Ionesco.
Il progetto nasce come spettacolo immersivo, per portare il pubblico in uno spazio ambiguo. Ogni spazio è scenografato e trasformato. Alcune stanze diventano spazi immersivi sonori, altre vengono "video-mappate" e alcune ospitano installazioni interattive. Il pubblico viene guidato da Alex, personaggio che incarna l'intelligenza artificiale. Dopo aver attraversato un corridoio rivestito di giornali con false informazioni, il pubblico viene portato nell’officina dove quattro attori vestono i panni della classe dirigente, accompagnati da un suggestivo video-mapping e da un tappeto sonoro inquietante. Una classe dirigente grottesca e mostruosa mossa dall’idea che “il vero potere non è quello sulle cose, ma quello sugli uomini”, costruisce le regole che governano l’umanità, regole basate sulla privazione e la manipolazione della realtà stessa. Non manca in questa scena una buona dose di ironia, accompagnata da una partitura fisica accattivante. Il percorso prosegue nel salotto del generale Abudon, un uomo a cui piace la sua posizione privilegiata, messa a rischio dalla proposta del Presidente di iniziare una guerra per ragioni economiche. Ispirata a “Generali a merenda” di Boris Vian, questa scena ne coglie l’ironia graffiante e apre la porta verso un corridoio angusto dove i soldati si preparano alla guerra attraverso una partitura fisica, angosciante e ripetitiva. Ormai permeata dalle scelte dirigenziali, la vita di ogni essere umano è codificata fino dalle prime ore mattutine. “Erano le sette e quindici minuti. Fra tre minuti sarebbero iniziati gli esercizi ginnici”. Da questa scena ironica, il pubblico viene portato in quella che noi chiamiamo la scena dei Musulmanner, che prende ispirazione da una condizione psicologica analizzata da Bruno Bettelheim nei campi di concentramento: “Uno stato di totale disgregazione psicologica che li faceva somigliare a dei cadaveri viventi. I Musulmanner erano individui che sembravano essere privi di qualsiasi emozione e obbedivano in modo automatico agli ordini delle SS come se i loro corpi fossero gusci vuoti in balia degli eventi esterni.” Ma qualcuno resiste e due di loro arrivano quasi sul punto di innamorarsi Orwell però ci nega anche questa possibilità. Lo spettacolo si spinge sempre di più verso una negazione dell’umano, fino a trasformare gli uomini in bestie. “Queste metamorfosi saranno reversibili?"
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