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HAPPY AS THOMAS

Thomas Valerio

Opera in repertorio

Genere
Teatrodanza Performance
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Regia: Thomas Valerio

Drammaturgia:

Attori: Thomas Valerio

Altri crediti: Assistente alla Regia: Giulia Grillo

Parolechiave: Identità, ripetizione, video, performance

Produzione:

Anno di produzione: 2020

Genere: Teatrodanza Performance

'Anche solo la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.

Bisogna immaginare Sisifo felice.'

Albert Camus



HAPPY AS THOMAS è una ricerca sull’identità, la ripetizione, il ringiovanimento e la perdita delle certezze. Il performer sposta ossessivamente oggetti di scena ripensando brandelli di testo, mentre alle sue spalle incombe una possibile proiezione di sé.

Il lavoro si presenta come un’unica azione ripetuta in eterno: un tavolo e due sedie vengono spostati da un angolo all’altro del palco. L’Atto di spostare i mobili si struttura in tre fasi, partendo decisa e calibrata, divenendo creativa ed anarchica per poi finire lenta e rassegnata.

Alle spalle dell’Atto, ed in costante dialogo con esso, è proiettato in video un lungo processo di svestizione che prende la forma di una coreografia sincopata. Nel frattempo, tutto è accompagnato da un tappeto sonoro originale e da frammenti poetici.

L’Atto, tuttavia, viene più volte interrotto senza apparente logica a seguito di improvvise messe in pausa del video. In queste interruzioni il performer è costretto ad un’altra azione, come cantare, leggere Pinocchio, recitare Montale, danzare un impossibile walzer da solo, finché il video riparte e ricomincia l’Atto. Le interruzioni non sono programmate, il performer non sa quando e cosa dovrà fare finché non viene dato un segnale audio.

La ripetizione interna dell’atto teatrale viene dunque scardinata, vi è un tentativo di apertura verso un teatro fluido, in costante evoluzione e che non sia perenne ripetizione di sé stesso. Ogni replica presenta interruzioni diverse in momenti diversi: la casualità e la contraddizione come possibilità di ricerca artistica.



HAPPY AS THOMAS è uno studio sull’identità, il genere, la molteplicità. Flusso di coscienza ciclico, movimento spinto al limite, inutile reiterazione sulla scena. La parola come eco di una voce registrata che smentisce, contraddice, muore. Continua manipolazione, composizione, montaggio.

L’identità viene messa in dubbio e negata: il performer diviso e moltiplicato sul palco, nel video, attraverso l’audio. L’autobiografico ed il fittizio si mischiano fino a presentare un corpo privo di identità, una parola già detta, un gesto vuoto.



HAPPY AS THOMAS è lo studio di un’identità, la frammentazione, un eterno ritorno. È un corpo messo a nudo, esausto, in bianco e nero. Un passo di danza interrotto.

Cosa resta del teatro? Come replicare e non ripetere?

Codesto solo oggi possiamo dirci: ciò che non siamo, ciò che domandiamo. Come immaginare questa felicità.

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