Regia: Sofia Pelczer
Drammaturgia: MADDALENA MAZZOCUT-MIS E SOFIA PELCZER
Attori: IVO RANDACCIO, DALILA REAS, ANDREA SALIERNO
Other credits: SCENE E COSTUMI - Susanna Testa, LUCI - Enrico Fiorentino, ORGANIZZAZIONE - Vanja Vasilievic, GRAFICA - Barbara Ansaldi
Key words: arte, musa, femminile, pittura in scena
Production: TEATRO SGUARDO OLTRE
Year of production: 2018
Theatrical genre: Prose
Il capolavoro sconosciuto, tratto dall’omonimo racconto di Balzac, mette in scena uno dei nodi fondamentali della riflessione estetica otto-novecentesca: il rapporto tra arte e realtà. Il racconto, parte de La Comédie humaine, è stato punto di riferimento per artisti del calibro di Cézanne e Picasso e di filosofi come Didi-Huberman.
Protagonista assoluto è il Maestro Frenhofer, rinomato pittore parigino, che si è rinchiuso nel suo atelier per realizzare l’opera perfetta. La sua tela misteriosa è sulla bocca di tutti, la curiosità di vederla è infinita, ma a nessuno è concesso. L’arrivo del giovane e ambizioso allievo Nicolas Poussin e la sua fame di conoscenza scompigliano i processi creativi solitari del Maestro e mettono in crisi la sua poetica.
Lo spettacolo indaga la meravigliosa, inquietante e irrisolta questione della creazione artistica e dei suoi travagli, che non cessa di interrogare gli artisti di ogni epoca. Il fil rouge che percorre la pièce è il complesso rapporto tra rappresentazione e vita. L’arte deve imitare la natura? O, al contrario, deve essere tutt’altro, scevra da ogni volontà raffigurativa? Attraverso il dialogo incessante tra Maestro e allievo si scontrano due modi di intendere l’arte: l’esaltazione dell’istinto e del sentimento contro l’elogio della tecnica, del disegno e dell’osservazione. Il rapporto maieutico si trasforma però gradualmente in un aspro conflitto di ambizioni che, nel segno del ricatto, finisce per compromettere il delicato rapporto tra pittore e musa.
La promiscuità del linguaggio della prosa con quello della danza e delle partiture fisiche è una delle scelte più importanti della regia. Il corpo femminile si denuda della sua identità per diventare materia pittorica da creare, carne da cui trarre la vita nell’arte. I movimenti di scena diventano compagni di gioco della parola, mettendo in relazioni i monologhi filosofici e concettuali con la poeticità della danza. La donna regala prima il corpo, poi l’anima all’arte e rimane vittima del processo creativo dell’artista. Lo spettacolo è permeato da diabolici pas-de-deux tra musa e pittore che segnano la sua trasformazione anche grazie all’utilizzo di maschere prima candide e sempre più pittoriche.
L’ambientazione secentesca del racconto è contaminata dalla pittura astratta, creando un ponte di colori che unisce Frenhofer a Kandinskij, entrambi scopritori di un’arte che va oltre il figurativo.
Il capolavoro sconosciuto, in un delicato equilibrio tra prosa e danza, mette in luce il fallimento umano ed estetico dell’arte di fronte alla vita.
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