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LIBYA. BACK HOME

La Ballata dei Lenna

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Awards: In-Box Finalista 2020
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Regia: Paola Di Mitri

Drammaturgia: Paola Di Mitri

Attori: Miriam Selima Fieno

Other credits: ideazione e regia Paola Di Mitri

con Miriam Selima Fieno

drammaturgia Paola Di Mitri
collaborazione alla drammaturgia Davide Crudetti
testi Khalifa Abo Khraisse, Giancarlo Fieno, Miriam Selima Fieno
assistenza artistica Nicola Di Chio

regia documentaria e montaggio Davide Crudetti (ZaLab)
archivio anni ’90 e Super8 famiglia Fieno
riprese in Italia Miriam Selima Fieno
riprese in Libia Khalifa Abo Khraisse

musiche originali Teho Teardo
progettazione e realizzazione scene Paola Villani
disegno luci Davide Rigodanza
suono Bodega Multimedia
tecnico di compagnia Elia Iachetti

assistente di produzione Sara Consoli
consulenza sulle tematiche Andrea Segre (ZaLab), Stefania Mascetti, Chiara Nielsen (Internazionale)

produzione La Ballata Dei Lenna
produzione esecutiva A.C.T.I Teatri Indipendenti
con il sostegno di Festival delle Colline Torinesi, TPE/ Teatro Piemonte Europa
con in contributo del Centro di Residenza dell Emilia Romagna “L’arboreto - Teatro Dimora | La Corte Ospitale

vincitore Premio Scintille018
realizzato con il sostegno del Bando Ora! della Compagnia di San Paolo

Key words: Libia, famiglia, nonno, cinema, teatro documentario, tripoli, giornalista, guerra

Production: La Ballata dei Lenna

Year of production: 2019

Theatrical genre: Prose

LIBYA. BACK HOME è uno spettacolo di teatro documentario che segue il viaggio di Miriam Selima Fieno verso la Libia, nel tentativo di mettersi sulle tracce delle sue origini nordafricane.
Molti anni dopo la morte del nonno, Giancarlo Fieno, Miriam viene a conoscenza di un libro di memorie finito di scrivere nel 1993. Giancarlo narra le vicende che lo vedono coinvolto a partire dal 1943, anno in cui viene destinato al fronte nordafricano, in Libia, come medico di guerra. Giancarlo resta in Libia per 27 anni svolgendo con passione la sua professione e durante questi anni incontra una donna libica, Uorda. I due si innamorano e con non poche difficoltà riescono a sposarsi. Dalla loro unione nascono sei figli, tra cui il padre di Miriam, Riccardo Fieno.
L’intera famiglia risiede felicemente in Libia fino al 1970, anno in cui si trova costretta a partire per l’Italia a causa dell’arrivo al potere di Gheddafi e degli imminenti cambiamenti sociali e politici.
A seguito del ritrovamento del libro, Miriam inizia a raccogliere fotografie, Super8 e documenti appartenuti ai nonni. Con l'aiuto del padre ricostruisce una mappa storica e geografica della Libia, scopre contatti di parenti libici di cui non conosceva l’esistenza, e decide di avviare tutte le pratiche necessarie per intraprendere un viaggio che la porterà in Libia, verso i luoghi dove la sua famiglia ha vissuto.
Ma presto Miriam si accorge che andare in Libia, di questi tempi e per vie legali, non è facile come si sarebbe aspettata.
Nel corso della sua ricerca, Miriam entra in contatto con Salem un suo cugino libico di cui non conosceva l’esistenza, l’iracheno Haidar ex professore di inglese all’università di Tripoli e Khalifa Abo Khraisse, giornalista e corrispondente da Tripoli di alcune testate italiane sulle quali riporta il conflitto politico in Libia.
Miriam instaura con Salem, Haidar e Khalifa una quotidiana corrispondenza, e una forte amicizia, che la portano a riflettere sul passato e il presente, sul rapporto travagliato e ancora esistente tra la Libia e l’Italia. Il racconto della vita quotidiana della sua nuova famiglia libica si svolge in un campo di dialogo paritario, dove svelare qualcosa di intimo è il contrario stesso della morte e celebrarsi nel racconto diventa un rito collettivo.

“Per sentire com’è vivere oggi in Libia, voglio che immaginiate qualcuno seduto in una stanza, piena di schermi televisivi montati su tutte e quattro le pareti, dall’alto verso il basso.
Questi schermi continuano a mostrare cose diverse in ogni momento, e la persona nella stanza non ha il telecomando. Ogni pochi secondi il programma cambia su tutti gli schermi, ed è tutto a pieno volume e confuso. È troppo difficile spiegare a qualcuno al di fuori di quella stanza cosa vuol dire essere la persona nella stanza, ed è difficile sapere cosa sta succedendo fuori dalla stanza. Siamo tutti la persona nella stanza, a Tripoli, Livorno, Roma, Tunisi, tutti. Non siamo altro che in stanze diverse.” K. A. Khraisse

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