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Una Tempesta_Partitura di suoni movimenti e parole intorno a La Tempesta di William Shakespeare

vernicefrescateatro

Opera in repertorio

Genere
Teatroragazzi (12-18) Prosa Performance Installazione
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Regia: Rossella Massari

Drammaturgia: Liberamente Ispirato a: "La Tempesta" di W. Shakespeare”

Attori: Francesca Niespolo Arianna Ricciardi

Altri crediti: Disegno luci: Nicola Mariconda (n.1 tecnico) Oggetti di scena: Giovanni Spagnuolo Foto di scena: Lucia Lippiello, Mauro Frojo

Parolechiave: #spettacolo #Shakespeare

Produzione: Vernicefresca Teatro

Anno di produzione: 2020

Genere: Teatroragazzi (12-18) Prosa Performance Installazione

“Non devi aver paura l’isola è piena di rumori, suoni e dolci arie che danno piacere e

non fanno male. A volte sento mille

strumenti vibrare e mormorarmi alle

orecchie, e a volte voci che, pur se

mi sono svegliato, dopo un lungo

sonno, mi fanno addormentare di

nuovo. E poi, sognando, vedevo

spalancarsi le nuvole e apparire

ricchezze pronte a cadere su di me,

così, svegliandomi, piangevo per

sognare ancora”

È da queste parole di Calibano

che muove i suoi passi la nostra tempesta, tutta da ascoltare, col cuore

spalancato e la mente pronta a sognare quello che non vendiamo ma che

forte riusciamo a sentire.

Una musica che scaccia il silenzio e conduce la Tempesta dentro le nostre

orecchie. Perchè la tempesta non appartiene solo al mare, ma a tutti gli

abitanti dell’isola di Prospero. Tempestoso è il suo potere. Tempestoso è il

viaggio di Ferdinando per giungere all’amore mai provato prima. Tempestoso

è il temperamento di Calibano e di Ariel. Tempestoso è tutto il mondo, fuori e

dentro l’isola, con i suoi giochi d’amore e potere nel loro ripetersi.

E allora la corda che delimita lo spazio scenico può essere oltrepassata, la

quarta parete si può rompere e la narrazione col pubblico diventa più

immediata. E le domande dei personaggi diventano le domande del pubblico,

cosa faremmo noi se…

Prospero, Miranda, Ariel, Ferdinando, Calibano e tutti gli altri guidano lo

spettatore in questo adattamento che non tradisce il linguaggio del bardo

londinese e che cerca di rispettarne parole e significati. La narrazione è quasi

sempre accompagnata dalla musica: quella prodotta dai diversi strumenti

suonati in scena, ma anche quella generata dalla voce umana, dal canto, dal

respiro.

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