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SUPERFICIE IN R4

Irene curto

Opera in repertorio

Genere
Prosa Performance
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Regia: IRENE CURTO E FEDERICA GARAVAGLIA

Drammaturgia: IRENE CURTO

Attori: IRENE CURTO

Altri crediti:

Parolechiave: #performance #identità #concerto

Produzione: IRENE CURTO E LA COMPAGNIA GARAVAGLIA-MILONE

Anno di produzione: 2017

Genere: Prosa Performance

In fisica, con “superficie in r4” si definisce quella superficie ideale nella quale si progettano gli

oggetti in quarta dimensione, altrimenti detti, “oggetti impossibili”.

E se anche noi esseri umani, in qualche modo, fossimo delle geometrie?

Delle forme “impossibili”, in cerca di una definizione, di una rappresentazione tridimensionale

di ciò che in realtà potrebbe essere infinito e multidimensionale…

Cos’è in fin dei conti un’identità?

A cosa ci serve il pensiero, il segno geometrico, la parola stessa, se finiamo con il ridurla in

gabbia, in limite appunto, privo del nostro afflato immaginativo?

La nostra identità è frutto di un processo immaginativo, come l’intera realtà che percepisco?

Domande altisonanti ed esistenziali sviscerate a colpi di versetti e rime baciate che narrano

attraverso lo scorrere di una giornata tipo di una ragazza in pieno dramma esistenzialeadolescenziale

Abbiamo preso la fisica teorica come metafora di una condizione esistenziale, e l’abbiamo

sposata come poetica artistica.

Ad ogni scena apparentemente “reale” e “concreta”, si contrappone un boato dell’inconscio.

Un rigurgito che tuona affermando la sua necessità di dire la sua, di ergersi contro gli

stereotipi di genere e o di una cultura/società svalutante e umiliante che vede il lavoro di un

artisti ancora come qualcosa di poco serio.

La relazione di coppia tramortita dall’insicurezza che arranca e soccombe nel totale

ipercriticismo e giudizio di se.

Il rapporto con una madre che non c’è, che nella sua totale assenza, paradossalmente è rivista

in ogni faccia del pubblico.

E poi l’incubo finale, il rapporto con il corpo, davanti allo specchio.

Con l’immagine di sé appunto e con la consapevolezza di avere nel cervello la possibilità di

cambiare percezione di se stessi, ma allo stesso tempo di vivere l’incubo di essere

completamente incapaci di farlo, di non riuscire dominare la “distorta visione” del reale.

Ma in superficie in r4 non è solo la denuncia sociale o culturale o il delirio mentale a

troneggiare, ma una commossa tendenza ad andare oltre, ad essere l’oltre.

Si vuole parlare di un’altra dimensione appunto, quella dove non c’è solo la disgrazia del

pensiero, ma la grazia dell’immaginazione.

Un inno che pulsa affermando il diritto all’esistenza, all’unicità.

Un mix di stili, dove collidono armoniosamente scenette comiche, dj set post-punk, brandelli

lirici di versi poetici, sfilate di moda, provini, pranzi con la madre, videoproiezioni, dance

floor, cameretta, stati alterati di coscienza.

L’unicità è un mostro ancestrale e primordiale che teniamo educatamente a bada.

L’invito di Superficie in r4 è di far uscire questo mostro, di farlo sanguinare e strabordare.

Superando i limiti preconfezionati di un’identità falsa, ridisegneremo i nostri personali

confini, o forse, non ne avremo più bisogno.

Per fedeltà al tema indagato, Sp4 è uno spettacolo che va aldilà dei generi preconfezionati di

spettacolo.

È un dj set, un concerto trasformista, un coro di voci, una vid

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