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Amartés | Il viaggio di Caino

Sanpapié

Opera in repertorio

Genere
Danza Teatrodanza
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Regia: Coreografie Lara Guidetti

Drammaturgia: Saverio Bari

Attori: Saverio Bari

Altri crediti: danzatori Fabrizio Calanna, Francesco Pacelli, Matteo Sacco, Sofia Casprini e con Saverio Bari musiche originali di Marcello Gori scene e costumi di Maddalena Oriani luci di Luna Mariotti

Parolechiave: Confronto, ironia, colpa, sacro, elezione

Produzione: Sanpapié in coproduzione con festival Danza Estate

Anno di produzione: 2018

Genere: Danza Teatrodanza

Il progetto nasce da una libera rilettura del romanzo Caino del premio Nobel José

Saramago. Nel racconto dello scrittore portoghese Caino, dopo aver ucciso Abele, è

marchiato dal Signore con un segno sulla fronte e condannato a vagare in eterno nel tempo

e nello spazio. Il suo viaggio è il viaggio dell'Umano, fra amore sensuale e distruzione,

sacrificio e Legge.

Nel nostro lavoro, l'azione è trasferita al Quantique, un luogo sospeso fra un café chantant e

uno spazio mentale, nel quale sono annullati il normale trascorrere del tempo, lo svolgersi

dello spazio e la consequenzialità degli eventi. Qui, come in altrettanti numeri, prendono

vita gli episodi biblici, trasferendosi dalla pagina scritta ai corpi dei danzatori. In un viaggio

vertiginoso, crudo e beffardo come quello compiuto da Saramago, i corpi diventano il centro

e primo motore dell'azione scenica, attraversano immaginari, riferimenti e codici diversi, e

danno vita ad una rapsodia a tema biblico che, al Quantique, diventa una sorta di freak

show, una rassegna di irregolari, un luogo in cui le tensioni, le contraddizioni e le nevrosi

dell'uomo contemporaneo vengono attraversate come in una catarsi.

Una voce, un po' presentatore un po' demiurgo, guida lo spettatore in questo viaggio

immersivo e straniante, in cui si compie il ribaltamento operato da Saramago: Dio agisce

seguendo motivazioni imperscrutabili, le sue azioni spesso sono macchiate da una violenza

cieca, come quella perpetrata nei confronti dei tanti innocenti a Sodoma e Gomorra; Caino,

per quanto schiavo dei vizi della carne e assassino recidivo, è contemporaneamente

portatore di compassione, empatia, solidarietà. Caino è l'uomo sociale, che vive

esclusivamente in relazione agli altri, ma che di fronte alle grandi questioni dell'esistenza si

ritrova inesorabilmente solo. Caino è Amartés, colui che sbaglia, che non centra il

bersaglio, ma che attraverso i suoi errori lancia un appello a tutti gli uomini: se oggi è

ancora possibile essere attraversati dal sentimento del sacro, sarà solo sfidando Dio, ma non

solo il Dio dell'antico Testamento, soprattutto il Dio dei dati, delle realtà virtuali, il Dio delle

banche, che schiacciano le nostre coscienze in un'anemica accettazione delle cose; sarà

possibile solo ripartendo dal corpo, dalle sue istanze, dai suoi richiami, dal suo essere nel

tempo, nello spazio, sempre in un eterno istante? domande che da sempre accompagnano

l'uomo: se Dio ha creato il Tutto, perché permette il male? Cosa accomuna un corpo che

vive immerso in tempo e spazio e l'Eterno, che dallo spazio-tempo è separato? Divino e

Umano possono comunicare? E se possono, attraverso quale linguaggio? Caino è l'uomo

moderno, che ha accantonato il sacro e smarrito il senso della sua potenza, sostituendolo con

la logica, il denaro e il consumo, ma che a volte riesce ancora a sfiorare quell'antico

sentimento di connessione ed armonia con il Tutto.

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