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Gemma

Marta Lucchini

Play in the repertoire

Theatrical genre
Dance Dance theatre Performance
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Regia: Marta Lucchini

Drammaturgia:

Attori: Marta Lucchini

Other credits: Spazio scenico e luci Rosa Lanzaro
Musiche Claudio Giuntini
Video Luca Scarzella
Costumi Lucia Lapolla

Con il sostegno di
Residenze Artistiche Officina LaschesiLab - Teatro delle Moire
Vera Stasi - Progetti per la Scena
Wintergarten - Atelier di Teatro Permanente
Nudoecrudo Teatro
Aldes/SPAM! Rete per le Arti Contemporanee
theWorkRoom Milano - Fattoria Vittadini in collaborazione con Fondazione Milano
Associazione Tididì

Key words: assolo, metamorfosi, memoria, corpo, trasfigurazioni

Production:

Year of production: 2018

Theatrical genre: Dance Dance theatre Performance

“La capra sul fondo di me

non vuole dormire.

Cammina per i miei greppi

solleva quel buio e ne scopre

ancora. Più fondo.

Al centro di me

una bestiola accucciata si sveglia

e respira il silenzio che nel giorno

è mancato. Respira. A suo modo

canta.

[…]

Non è bestia nera ma piccola

bestia di luce che sta nella vita

un po’ stretta per lei.”

M. Gualtieri



Gemma in botanica indica l’abbozzo del germoglio, in zoologia, il primo abbozzo di un nuovo individuo, infine la gemma nei mammiferi è l’accumulo di elementi cellulari dal quale trae origine l’embrione. Gemma è pietra preziosa, è il nome di mia nonna ed io sono la sua discendenza.



Gemma è un assolo danzato, una minuta liturgia di trasfigurazioni.

In scena un corpo che cerca la sua forma, attraversa stati differenti dell’essere immergendosi in luoghi simbolici che le sono grembo: dall’eterico al terrestre, passando per l’acquatico e l’arboreo, fino a raggiungere la sostanza umana e danzare la fragilità dei suoi passi sulla terra.

Gemma è un giardino interiore di memorie in metamorfosi: visioni che si concretano, vestizioni e svestizioni che mettono a nudo con precisione il corpo e la sua anatomia, che è racconto di vita.

Gemma si trasforma, si incarna pian piano a partire da ciò che siamo stati: divinità mitiche, insetti, animali, uomini e donne primordiali…

Lo spazio della scena è spazio onirico in cui Gemma si muove da dentro, da sotto la pelle, in ascolto di una memoria antica, alla ricerca di un gesto che misuri la vicinanza e la lontananza a se stessa, allo spazio, a chi guarda, al fiore che la accompagna silenzioso, testimone della sua lenta metamorfosi.

Corpo, spazio, suono e luce danno vita a brevi incarnazioni danzate intessendo insieme la trama dell’immaginario. Un velo opaco su cui sono proiettate immagini video, si fa diaframma che crea un altrove, separando lo spazio in un aldiqua e un aldilà: dalla parte del pubblico un’orchidea, una lampadina e un tavolino creano un ambiente apparentemente domestico, familiare: ma, dei due, qual è il mondo reale?

Gemma è una promessa semplice, un giurare alla vita e alla sua forza creatrice.

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