Regia: Alessandro Paschitto
Drammaturgia: Alessandro Paschitto (riscrivendo “I due gentiluomini di Verona” di William Shakespeare)
Attori: Gianluca Cangiano, Claudio Fidia, Giulia Musciacco, Laura Pagliara, Alessandro Paschitto, Federica Pirone
Altri crediti: costumi | Federica Pirone grafica e scene | Luca Serafino musiche originali | Mario Autore audio e luci | Fabio Faliero Contatti e info: Alessandro Paschitto • 3803775387 • ale.paschitto@gmail.com
Parolechiave: geometria, desiderio, forme, colori, shakespeare
Produzione: Autoprodotto (con il sostegno del TRAM Teatro Ricerca Arte Musica)
Anno di produzione: 2017
Genere: Teatroragazzi Prosa
Sin dal titolo dell’opera la sua ascendenza è dichiarata: essa è una riscrittura, un’opera nuova che tuttavia non misconosce le sue origini. “I due gentiluomini di Verona” troneggianti nel titolo originario, fuochi drammaturgici primari, non divengono semplicemente quattro, includendo dunque anche i due complementari personaggi femminili, bensì 2x2, in quanto costituenti un quadrangolo, una rete di relazioni i cui sviluppi vengono studiati “more geometrico” in un linguaggio a cavallo tra matematica e psicanalisi. Forme e colori sono i principali tratti distintivi: quattro solidi geometrici sono i soli elementi scenografici, ciascuno di un colore differente (un cilindro rosso, un parallelepipedo verde a base quadrata, un prisma giallo a base triangolare, un prisma blu pentagonale in base). Ciascun gentiluomo è metaforicamente associato a un solido specifico, del quale eredità nel costume (stilizzato) e il corrispondente colore (analogamente tutti gli altri elementi sono abitati da metafore numerico-combinatorie: incomprensibili lettere amorose divengono cubi di Rubik, triangoli isosceli metronomi per serenate e sfere rosse stanno per ritratti di donna). Ciascun gentiluomo reca inoltre al dito un anello (per ragioni connesse all’intreccio) della medesima forma del proprio solido corrispondente. 2x2 solidi, 2x2 colori, 2x2 anelli e 2x2 gentiluomini. La natura dichiaratamente analogica e non naturalistica dell’allestimento sposa (in modo coerente con l’immaginaria geometria delle passioni) una grammatica di movimento scenico che non nasconde una somiglianza familiare (nonché umoristica) con l'immaginario del '900 (Mejerchol'd e la sua biomeccanica teatrale, il mimo corporeo à la Decroux-Lecoq). Non trascurabile l’immediatezza tematica racchiusa nell’intreccio (sostanzialmente un sistema di tradimenti, innanzitutto tra due vecchi amici) e istanziata nel titolo dalla parola “Gentiluomini” giustapposta al “2x2”. Non più effigie atavica di una presunta nobiltà (materiale e spirituale), essa simboleggia ora ciò che significhi per un giovane, in balia delle turbolenze emotive, trovare una forma e diventare adulto. In sostanza, gli interrogativi attorno a cui l’opera traccia un perimetro vogliono essere quelli radicati a fondo nei tranelli che la comunicazione, per sua natura tende a tutti gli individui: conosco il mio desiderio? In che rapporto sta il mio desiderio con quello del mio prossimo? In che consiste amare qualcuno? Come si può esserne certi? Che accadrebbe se due amici di vecchissima data, Proteo e Valentino, desiderassero ciascuno l’oggetto del desiderio dell’altro? Quando il desiderio, nella sua costitutiva intermittenza, conduce l'individuo a percorrere strade senza ritorno che accade?
È bene specificare inoltre che l'allestimento rispetta pienamente il requisito di trasversale comunicabilità: esso è pensato per rivolgersi a qualunque spettatore, bambino, adulto, adolescente che sia, in quanto nessuna conoscenza pregressa è necessaria.
Informazione riservata agli Organizzatori
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