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A Sciuquè

L'Malmand

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Ivano Picciallo

Drammaturgia: L'Malmand

Attori: Adelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente, Igor Petrotto, Ivano Picciallo, Francesco Zaccaro

Altri crediti: Scene e Costumi Lorena Curti, Disegno Luci Camilla Piccioni, Aiuto regia Ludovica Bei.

Parolechiave: gioco, dipendenza, 5 attori, commedia, meridione

Produzione: L'Malmand

Anno di produzione: 2015

Genere: Prosa

A Sciuquè (“a giocare” in dialetto pugliese) è uno spettacolo a 5 attori dalla grande carica emotiva e dalla drammaturgia non convenzionale. Ambientato nelle strade in un piccolo paese del sud Italia, la pièce esplora il tema del gioco dalle sue origini pure ed infantili per arrivare alla sua trasformazione seria nell'età adulta. Nicola è un bambino cresciuto con i suoi amici per strada, tra il circolo di tennis, la pineta, il marciapiede sotto casa. Anche se ormai adulto Nicola si ritrova a giocare ancora, stavolta solo, nei bar o nelle sale da slot.

La messa in scena prevede sette quadri: l’infanzia, la maturità, il matrimonio, la famiglia, la

dipendenza, gli strozzini e l’epilogo.

Nicola, il protagonista, si racconterà in uno spazio vuoto che riflette il mondo che vive dentro di sé, quello che la sua dipendenza lo ha costretto ad esplorare. Ad accompagnarlo in questo viaggio quattro attori col compito di dar vita ai ricordi, alle malinconie, alle azioni mancate e ai dolori di quest’uomo costretto a fare i conti con il suo più grande errore. Frammenti di vita e ricordi si confondono e si sovrappongono grazie ad una polifonia dialettale riconducibile all'universo popolare del sud Italia. Ma la parola, sì importante, risulta però subordinata al linguaggio del corpo, ai suoni e ai toni delle voci, ai gesti simbolici degli attori. Sono i corpi che principalmente raccontano la storia, su di essi vive la realtà di un sud senza orpelli, tamburelli o tarante, un sud vivo nella sua semplicità e l’uso del dialetto è l’unico, naturale “artificio” che consegna alla storia una magia particolare, che dal primo minuto ci catapulta in una strada di periferia, nella provincia di Bari, sui ciottoli bagnati dalle gocce d’acqua che cadono dai panni stesi ad asciugare, sotto il sole caldo e denso di una giornata come tante, passata a giocare.

Il fulcro del lavoro è la ricerca della contraddittorietà del gioco che dalla sua forma pura giunge al vizio. Una ricerca costante, scandita nei diversi quadri da un dinamismo perpetuo di immagini che si rincorrono e si susseguono, dove gli attori - in una forma di coro moderno accompagnano il protagonista Nicola nell'excursus della propria vita. Un ritmo incessante, una estrema veracità di linguaggio a servizio dei corpi spinti in una minuziosa prossemica catturano lo spettatore in una immediata ed inconsapevole connessione d'emozioni.

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