Regia: Manuel Renga
Drammaturgia: Jessica Leonello
Attori: Jessica leonello
Altri crediti: Video di Nicola Zambelli
Parolechiave: puppets, video, maschere
Produzione: Compagnia Jessica Leonello/Fondazione A.s.m.
Anno di produzione: 2016
Genere: Prosa Figura
NUOVO EDEN
“La gente non vive in eterno. Persino i posti scompaiono”
C. Palahniuk “Portland Souvenir”
Immaginate di addormentarvi per quindici anni. Di risvegliarvi e tornare a fare un giro per le vostre città, cercando i luoghi impressi nella vostra memoria, le persone, le abitudini. Tutto sommato, a noi, pare non sia successo nulla. Ma per Cesare, che viveva nel cuore storico di una operosa città del Nord Italia, quasi tutto è cambiato: il cinema Eden –che era l’ultimo cinema a luci rosse rimasto in città- si è trasformato in un cinema d’essai, altro che Moana Pozzi, ora solo film di Wim Wenders, il cricket è diventato il secondo sport più praticato e i suoi giocatori sono tutti indiani e pachistani ormai di seconda generazione, ogni semaforo si è trasformato in rotonda, ai bordi della città solo residui industriali di vecchie fabbriche abbandonate e al loro posto un luna park di centri commerciali, perfino le prostitute anziane, coetanee di Cesare, sono le ultime rimaste, con le loro sedie, a lavorare in orario diurno nel centro storico, tra i vicoli di un quartiere simbolo dell’aggregazione e della vita popolare. Riapri gli occhi e il tuo vecchio eden, è un nuovo eden.
Certo gli amici di un tempo sono rimasti e tra loro, Dolores, cercherà di aiutare Cesare ad affrontare questa nuova realtà. Ma la vita non smette mai di stupirci e può accadere che un uomo di una certa età, diventi appassionato di cricket e amico di un ragazzo indiano, campione della nazionale italiana di cricket.
Cesare compie un viaggio di ricerca, muovendosi nelle trasformazioni sociali e urbane di una città contemporanea, in un itinerario che vede i luoghi come territori fisici della memoria, in un confronto interiore ed esterno tra passato e presente, tra quello che era e quello che è. Anche se quello che era fa fatica a staccarsi dagli occhi e talvolta, crea piccoli cortocircuiti nostalgici, sospesi tra una dolce malinconia e, comunque, un continuo desiderio di scoperta.
Ma sono i luoghi che cambiano le persone? O le persone che cambiano i luoghi?
Informazione riservata agli Organizzatori
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