Regia: Elena Serra
Drammaturgia: Elena Serra e Chiara Cardea, con la collaborazione di Davide Barbato
Attori: Chiara Cardea Elena Serra
Other credits: di e con Chiara Cardea e Elena Serra

voci off Michele Di Mauro, Vittorio Camarota e Matteo Baiardi

regia Elena Serra

progetto sonoro Alessio Foglia

scena e luci Jacopo Valsania

costumi e trucco Anna Filosa

assistente alla regia Davide Barbato
artwork Donato Sansone aka Donny Sansuca
foto Luigi Ceccon

produzione Serra/Cardea
produzione esecutiva Teatro della Caduta

coordinamento e organizzazione Davide Barbato
ufficio stampa Giulia Taglienti
direzione tecnica Loris Spanu
con il sostegno di

Renaise - abiti d’Altra moda

Tiramisù alle Fragole

Lumeria
Arca Studios
Key words: nuova drammaturgia, creazione contemporanea, scena femminile, documentario, grey gardens
Production: Elena Serra e Chiara Cardea
Year of production: 2017
Theatrical genre: Prose Performance
Lo spettacolo prende ispirazione da "Grey Gardens", un documentario girato nel 1975 da Albert e David Maysles. Il film, capolavoro del direct cinema nordamericano, offre un indimenticabile ritratto di Edith Ewing Bouvier Beale e sua figlia Edith Bouvier Beale, rispettivamente zia e cugina di primo grado di Jacqueline Kennedy Onassis.
Le due Edith, protagoniste fino agli anni Cinquanta della vita mondana newyorkese, divennero in seguito simbolo di scandalo e decadenza, e furono per anni il segreto ben custodito della famiglia Bouvier. Volontariamente isolate nella loro villa di Grey Gardens a East Hampton - teatro di ricevimenti esclusivi e raffinate villeggiature sull'oceano - le due donne si abbandonano, anno dopo anno, ad uno stato di totale degrado, in una casa circondata dai rovi, sommersa dalla spazzatura e invasa da gatti, zecche e procioni. Il documentario indaga con spietatezza ed empatia la loro vita quotidiana, tra recriminazioni e affetto, amore e odio.
L'adattamento teatrale di Elena Serra e Chiara Cardea si concentra sul rapporto tra le due donne. Le due attrici hanno studiato e tradotto i dialoghi del film e approfondito la vicenda di Big Edie e Little Edie, scoprendo inaspettate analogie con la propria biografia artistica. Da questo lavoro nasce una drammaturgia originale che colloca il racconto teatrale su due livelli: c'è la storia di una donna alla ricerca della propria indipendenza e di una madre quasi disincarnata, che prende vita attraverso le proiezioni ossessive della figlia sul suo ruolo e le sue responsabilità; e c'è il rapporto tra un'attrice alla ricerca della propria maturità creativa e una regista che guida, quasi invisibile, il suo percorso, in una tensione continua di complicità e contrasto. La prova delle attrici si colloca in un'autentica installazione teatrale, in cui giocano diversi elementi: la scena, una macchina che riassume i tratti essenziali della decadente villa di Grey Gardens, è la vera e propria co-protagonista della vicenda; i costumi e il trucco vestono le attrici in un continuo e paradossale défilé, tra le reminiscenze di un lusso ormai sbiadito e il glamour eccentrico e geniale degli abiti fai-da-te di Little Edie; infine, il progetto sonoro trasporta lo spettatore in una dimensione al contempo onirica e realistica, proponendo in modo inaspettato deviazioni e citazioni che danno corpo musicale alla dimensione metatetrale delle due attrici.
«La storia di queste due donne ci ha subito colpite. Incarnano l'icona della diva in decadenza de "Il viale del tramonto", la ribellione alla borghesia e il rapporto incestuoso delle "Serve" di Genet, l'inesorabile e ironica disperazione della Winnie di Beckett. Le due donne sono costantemente in bilico sull'orlo della sopravvivenza materiale e della follia, vivono l'ossimoro della reclusione che le rende libere; dispongono ed espongono i loro corpi, felici di un narcisismo e di una vanità totalmente scevre di ogni influenza sessuale.» Elena Serra
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