Regia: Filippo Giardina
Drammaturgia:
Attori: Giorgio Montanini
Other credits:
Key words:
Production:
Year of production: 2011
Theatrical genre:
Gli spettacoli di stand-up comedy, come spesso capita, sono dichiaratamente vietati ai minori, per sottendere la necessità di spettatori adulti, motivati, partecipi e complici.
Come succede per la musica, tutti possono accedere all'arte della comicità: entrambe sono spontanee, indispensabili e rivelatrici, si canticchia e si ride giornalmente senza farci troppo caso. E, proprio come per la musica, si possono smussare i gusti e ricercare risate più raffinate e più adatte ai tempi ed i contesti.
Chiunque apprezzi e ricerchi le ciniche staffilate da blog satirico, l'improvvisazione teatrale che fonde attore e pubblico o, semplicemente, qualche battuta per rimorchiare, troverà il tutto amplificato e collegato in questi spettacoli. Un discorso coerente e dissacrante, filtrato da un punto di vista nudo, esperto e studiato per ridere su tutto e tutti, insultando solo i pregiudizi.
Al giorno d'oggi, appena una mezza dozzina di persone, in Italia, fa questo per lavoro. Non frequentano Zelig, Colorado, Le Iene, frequentano il mondo in cui viviamo e vengono a raccontarcelo in altri modi.
Una delle persone che ha abbracciato questo stile è il comico marchigiano Giorgio Montanini.
Il monologo satirico che Giorgio propone si intitola “Un uomo qualunque”.
All'interno di “Un uomo qualunque”, il comedian in questione, fa delle riflessioni su quello che considera il peggiore detentore del potere nel nostro paese: l'uomo comune.
In un paese in cui tutti sembrano aver individuato la causa di tutti i mali nella tanto vituperata “casta” politica, ci si può davvero considerare intonsi e privi di responsabilità?
George Carlin diceva che la classe politica è il meglio che la nostra società possa esprimere, e se questo è il meglio che ci troviamo, ne siamo responsabili? Forse si.
“Un uomo qualunque” ha come filo conduttore l'ipocrisia umana, quella che ognuno di noi custodisce gelosamente e che gli permette di trovare sempre negli altri l'origine di ogni disagio.
Partendo proprio dal tentativo di scardinare l'ipocrisia di fondo, questo monologo sarà un viaggio che farà tappa su tanti argomenti controversi e che sottoporrà all'attenzione del pubblico, tesi apparentemente difficili da sostenere.
Il suffragio universale è forse un metodo sbagliato e quindi da rivedere? Fare beneficenza e lottare per i diritti degli animali sono solo viatici per pulirci la coscienza? Tra le peggiori forme di fede, forse la più dannosa è quella in se stessi? La prostituta è una delle figure più positive della nostra società?
Il linguaggio crudo, cinico e diretto utilizzato in questo monologo, fa si che questo spettacolo sia vietato ai minori di 18 anni.
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