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DE REVOLUTIONIBUS sulla miseria del genere umano

Carullo-Minasi
Regia: Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi
Drammaturgia: Adattamento di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi da due Operette Morali di G. Leopardi
Attori: Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi
Trailer: Link
Anno: 2015

Due attori con un carro di Tespi, in una partitura raffinata di gesti e parole. I personaggi di due Operette Morali di Leopardi: “Il Copernico” e “Galantuomo e Mondo”, inducono ad amare e ironiche riflessioni sulla nullità del genere umano. L'ingenua speranza della prima "Operetta infelice e per questo morale" si ribalta lasciando il posto alla menzogna utilitaristica di un' "Operetta immorale e per questo felice".

IL COPERNICO

Operetta infelice e, per questo, morale intorno alla possibile rivoluzione del nuovo mirare dell’uomo nella profondità della propria miseria. Dalla minuscola e misera terra si precipita verso il baratro delle non conosciute Luminose Meraviglie, nell’infinito buio dipinto di stelle, nella profondità e nell’abisso di ciò che rimane una speranza, l’essere parte di un’infinita meraviglia: il Creato.

GALANTUOMO E MONDO

Il Mondo, travestito da Signorina Civiltà tutta vizi e capricci, divorato ogni fondale di immaginazione in cui potere sperare di precipitare, definisce gli estremi di un freddo quadro di miseria, “dove tutti gli uomini sono come tante uova”, dove è proibito ogni segno di vera vita. Qui la rivoluzione procede al contrario e diventa involuzione, in quanto il ridimensionamento dell’uomo porta seco una conseguenza negativa, da qui la menzogna utilitaristica. Operetta immorale e, per questo, felice.

Un artigianale teatro in azione: il trionfo del gioco teatrale povero.

Lo spettacolo è il trionfo del gioco teatrale povero, quello del saltimbanco il cui fine è sempre la “meraviglia”; ma spenti i lumini e staccata la musica, emerge l’assassinio ormai universalmente compiuto della dignità umana, teatrino per i giochi di una natura “mondana”. Giocano con i mezzi del teatro e con lo spettatore, al quale si rivolgono apertamente. Qualsivoglia pretesa illusionistica è abolita: gli attori interagiscono con il pubblico e dialogano con le musiche. Il loro teatro è infatti un artigianale teatro in azione. Un Leopardi che corrisponde alle convenzioni sociali di oggi, di quella “società” che uccide il poeta ma che corre verso il domani glorioso. La parodia dell’uomo, dunque, marionetta del grande teatrino umano sollazzo del burattinaio di turno.

Un autore che parla con noi. E di noi: è Leopardi che è attuale oppure è il mondo che non cambia mai?

«Leopardi ha la capacità di rintracciare gli estremi di una poesia mitica e universale. Le tematiche del Destino dell’essere umano, del suo drammatico rapporto con Natura e Ragione, dell’Omologazione a discapito della Singolarità suonano oggi tremendamente profetiche e forti – quasi assordanti – amplificandosi ogni stortura e prepotenza, divenendo noi uomini moderni servi delle nostre stesse macchine e apparenze. Leopardi parla ancora a noi e, non lo escludiamo, di noi».

Altri crediti: Scene e Costumi Cinzia Muscolino; Scenotecnica Pierino Botto; Disegno Luci Roberto Bonaventura; Assistente alla regia Veronica Zito.

Produzione: Carullo-Minasi e Federgat

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Spazio scenico
6 mt (larghezza) x 5,30mt (profondità)

Impianto luci
14 pc 1000w di cui 6 con bandiere (6 con gelatina 201)
1 sagomatore 1000 w (201)
3 par 1000w (1 con gelatina 119)

12 canali dimmer DMX
1 mixer luci 12 canali min.

Carico max 10 KW.
Gelatine: 201, 119

Impianto audio
2 diffusori per il pubblico di potenza adeguata alla sala.
mixer audio
lettore CD

Tempo montaggio
5 ore montaggio; 1 ora e trenta smontaggio

Referente tecnico
Roberto Bonaventura 347.6630002; mail: robertobonaventura@gmail.com
Con lo spettacolo “Due passi sono” (2011) scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi la coppia sancisce il proprio ufficiale connubio teatrale e vince Premio Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012 e il Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2013, oltre ad essere finalista al Premio Museo Cervi 2012 e al Premio Le Voci dell’Anima 2013. Lo spettacolo raggiunge le 150 repliche.

In un rapporto di apparente normalità, un uomo e una donna, nel cicaleccio ossessivo di un linguaggio di coppia, elaborano una lingua tra Sicilia e Calabria in cui va a consolidarsi l’insostenibile malattia dei rapporti.

Con “T/Empio, critica della ragion giusta” (2013) scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi -libera reinterpretazione dell’Eutifrone di Platone- la compagnia si aggiudica la vittoria ai Teatri del Sacro 2013 oltre ad essere finalista al Bando Ne(x)twork 2013 (Teatro dell’Orologio e Kilowatt Festival).
Due soggetti, uniti dalla comune sorte di un processo che reciprocamente li attende, disquisiscono e si interrogano intorno ai temi del Giusto e dell’Ingiusto, concetti apparentemente opposti ma che si mostrano inscindibili volti diversi di una medesima medaglia.
Con il monologo “Conferenza tragicheffimera, sui concetti ingannevoli dell’arte” (2013), di e con Cristiana Minasi, la compagnia vince il Premio di Produzione E45 Napoli Fringe Festival 2013. Lo spettacolo, in una prima forma di studio, era già stato finalista al Premio Dodici Donne 2010 (Atcl) oltre ad essere performance selezionata dal Gai per Gemine Muse 2009. L’opera si ispira a “La situazione dell’artista” di Kantor, a “L’arte del Teatro” di G. Craig e allo “Ione” di Platone.

Monologo tragicomico intorno al tema della vita, dunque di quell’arte che prescinde da ogni inganno e che, per sua natura effimera, legittima ogni piega dell’esistente. Manifesto d’arte, di vita, lezione di volo democratico.

I tre spettacoli chiudono la Trilogia dedicata al tema del Limite, cifra stilistica della Compagnia, limite inteso quale risorsa drammaturgico creativa per la definizione di qualsivoglia atto d’arte, nella sua natura prima d’atto politico-democratico. Le tre opere, ciascuna in maniera diversa, partendo dall’analisi dei dialoghi di Platone -in particolare del Simposio, dell’Eutifrone e dello Ione- affrontano i temi dell’Amore, dell’Arte e della Giustizia. Il dato comune è la continua insinuazione del dubbio, la costante messa in discussione delle certezze, il continuo oscillare tra amare verità e frizzante ironia. L’intera Trilogia sul Limite definisce un progetto, la cui realizzazione è stata presentata in anteprima per il Cartellone del Teatro Stabile di Messina nell’aprile 2014, volto alla fruizione dei tre spettacoli in tre luoghi diversi: Teatro/Tribunale/Manicomio. Un progetto di teatro itinerante che giunge nei luoghi della socialità, come fosse un abbraccio culturale dello spazio cittadino: una de-costruzione del concetto di teatro nella logica di una ri-contestualizzazione dell’arte nel mondo, sanando fratture e limiti funzionali delle istituzioni oltre, definendo le linee di un’opera teatrale urbana.

“De revolutionibus -sulla miseria del genere umano” (2015) con testi originali di Giacomo Leopardi (nello specifico le due Operette Morali: “Il Copernico” e “Galantuomo e Mondo”) vince i Teatri del Sacro 2015 e debutta in prima nazionale all’interno del Festival di Lucca.
La Compagnia, proseguendo il proprio percorso di stampo filosofico, con levità ed estrema ironia, racconta del genere umano girovagando intorno ai temi della propria miseria.
Due attori, come due vecchi comici col carro di Tespi, in un immaginario che unisce il circo di Fellini ai fondali fantastici di Meliés, si confrontano con il Maestro della più amara e saggia ironia approfondendo la propria ricerca del “teatro nel teatro”.

L’ultima produzione “Delirio Bizzarro” (2016) vince il Premio di produzione e circuitazione “Forever Young 2015/2016” promosso da La Corte Ospitale. La giuria composta da Pietro Valenti, Claudia Cannella, Fabio Masi, Walter Zambaldi, Giulia Guerra ha selezionato lo spettacolo tra oltre 170 compagnie. La Compagnia sperimenta una nuova forma di elaborazione drammaturgica, partendo dalle domande sottoposte a pazienti di strutture psichiatriche, inchieste in forma anonima che consentano di raccogliere spunti di vita vissuta.

Un Centro di Salute Mentale e due personaggi: uno in condizione di “pazzo per attribuzione”, l’altra “donna normalissima” ossessionata dalla carriera che avverte un’insania incipiente. Né pazzi né sani, Mimmino e Sofia si scopriranno umani, sorridenti, autoironici, sebbene parti inconsapevoli di un sofisticato meccanismo congegnato per rendere l’uomo prigioniero di sé stesso e sempre infelice.

Cristiana Minasi Allieva de “L’isola della Pedagogia” 2010/2012, scuola internazionale di Alta pedagogia della scena per la formazione dei nuovi pedagoghi, progetto diretto da Anatolij Vasiliev e vincitore Premio Speciale Ubu 2012. Collabora, quale pedagoga, con le Accademie Nazionali di Teatro per la conduzione del laboratorio “L’attore e l’oggetto: prove semiserie d’attore/autore”. Lavora e si forma con Domenico Cucinotta, Alessio Bergamo, Emma Dante; Norberto Presta, Sabine Uitz; Cristina Castrillo; Raquel Scotti Hirson e Jesser De Souza (Lume Teatro, Brasil); Tino Caspanello; Andrè Casaca; Paco Gonzales (Floez -Germania); Ian Algie; Andrea Kaemmerle; e gli Oucloupò della scuola del clown clandestino di Pierre Byland di Lugano. Ultimi gli incontri con Chiara Guidi, Alfonso Santagata, Alessandro Serra. Avvocato abilitato, laureata in Giurisprudenza con lode, pubblica la propria tesi in Teoria Generale del diritto dal titolo “Il Soggetto alla Ribalta” ove sperimentalmente relaziona i temi dell’interpretazione giuridica e dell’improvvisazione teatrale. Specializzata in Criminologia e Psicologia Giuridica nello specifico settore dei minori e della famiglia, pone le basi per una relazione ed integrazione dei temi della libertà e dignità attraverso lo strumento del teatro.

Giuseppe Carullo Frequenta dal 2000 la Scuola di Teatro Teatès diretta da Michele Perriera, tra i fondatori del “Gruppo 63”. E’ tra gli interpreti di: “Ha riconosciuto il pettine” di Gianfranco Perriera. Segue, dal 2003, la scuola del teatro Vittorio Emanuele (Messina) diretta da Donato Castellaneta, attore della compagnia di Leo De Berardinis. Nel 2004 collabora con la Compagnia Il Castello di Sancio Panza diretta da Roberto Bonaventura e Monia Alfieri, partecipando a molteplici spettacoli tra cui: Le mosche; Colapesce; Metamorphoseon XI, Metamorfosi 74, Microzoi, L’altro Regno. E’ nello spettacolo “L’albero” della compagnia del Teatro dei Naviganti. Fondamentali gli incontri con Anton Milenin ed Emma Dante. Insieme a Cristiana Minasi dal 2009 è in “Euphorìa” di Adele Tirante -spettacolo segnalato ai Teatri del Sacro 2009 Lucca (Eti e Federgat)- e in “Fragile” scritto e diretto da Tino Caspanello.