← Indietro
immagine-grande

A SUA IMMAGINE

Piero Leccese

Opera in repertorio

Genere
Cachet:Informazione riservata agli Organizzatori
Modifica Tag

Regia: Piero Leccese

Drammaturgia:

Attori: Piero Leccese

Altri crediti:

Parolechiave:

Produzione:

Anno di produzione: 2011

Genere:

Il Principe del Male, il Demonio per eccellenza, colui che ha avuto l’ardire di ribellarsi, ancora come angelo, all’autorità celeste e per questo viene precipitato in una sorta di limbo intermedio tra la terra e il cielo, costretto per l’eternità a giudicare le azioni umane e a “smistare” nella collocazione più idonea le anime dei morti che si apprestano all’Aldilà.

Il testo teatrale “Astaroth” di Stefano Benni viene preso a pretesto per un lavoro che vuole invitare ad una riflessione sulla vulnerabilità e piccolezza dell’umana esistenza e sull’ipocrisia delle divinità, per lo più indifferenti alle “umane sorti”, in quanto tutto da sempre deciso dal “Grande Manovratore”.

È una figura di tragica ironia quella che traspare dal personaggio, eternamente in bilico tra un destino subìto, di eterno giudice delle azioni umane, e un costante anelito alla ribellione all’autorità costituita, che fu la causa primaria della sua sorte e che lo costrinse paradossalmente al ruolo di osservatore. Si rivela, così, personaggio, a metà strada tra la sofferenza degli umani, che pure vorrebbe ma che non può alleviare, e l’indifferenza dei celesti per gli stessi, che non condivide ma che non può cambiare.

Il testo di Benni viene integrato da estratti dalla “Cassandra” di Christa Wolf e l’accostamento non è casuale poiché entrambi, Astaroth e Cassandra, sembrano condividere lo stesso ineluttabile destino di “profeti in patria” non ascoltati o addirittura presi come capro espiatorio di ogni disgrazia. L’intelligenza e la lucidità di giudizio non sempre sono qualità riconosciute opportune quando a prevalere è il pregiudizio, la cecità dell’orgoglio, il bieco opportunismo, la “ragion di stato”. Quando a prevalere è dunque l’applicazione della regola che preferisce “punire colui che nomina il fatto piuttosto che colui che lo compie”, il non dire equivale al non vedere e questo a volte è sufficiente a sopportare le ingiustizie e le angherie dei potenti. Denunciare, al contrario, può far innescare un corto circuito dagli effetti imprevedibili, destabilizzanti dello status quo e perciò azione pericolosa e deprecabile.

Informazione riservata agli Organizzatori

    Non è stata caricata nessuna recensione

Informazione riservata agli Organizzatori

Acquista opera