Regia: Alessandro Persichella
Drammaturgia: Alessandro Persichella
Attori: Alessandro Persichella, Laura Volta, Gabriel Ruffini
Other credits: Musiche di Gabriel Ruffini
Voce lirica cantata di Linda Fuccini
Coreografia di Laura Volta
Adattamento, traduzione e regia di Alessandro Persichella
Con Alessandro Persichella, Gabriel Ruffini, Laura Volta
Key words: romantico, byron, polifonia, lirica, dramma
Production: Diesis Teatrango - Teatro Comunale di Bucine
Year of production: 2026
Theatrical genre: Children's theatre (10-18) Prose Dance theatre
(per qualità migliore YOUTUBE: https://youtu.be/pgDNbasaSh4?si=91CYJFvY3O5Oe7im)
Manfredi – Polifonia lirica in forma ridotta nasce da una rilettura e rielaborazione del Manfred, poema drammatico (closet drama) scritto da Lord Byron nel 1817. L’opera originale racconta il tormento di un nobile solitario che, ritiratosi sulle Alpi svizzere, vive ossessionato dal senso di colpa per un oscuro peccato legato alla figura di Astarte. Attraverso evocazioni soprannaturali e il confronto con forze invisibili, Manfred incarna la figura dell’eroe romantico, ribelle e titanico, che rifiuta ogni autorità e cerca nella propria solitudine una possibilità di liberazione.
Lo spettacolo nasce da una domanda: come può un compositore mettere in scena il Manfred di Byron? Al centro della scena si trova infatti il suo studio, un luogo concreto fatto di libri, spartiti, strumenti e oggetti di lavoro. È qui che il Compositore cerca di dare forma al poema. Nel corso del processo creativo, però, ciò che inizialmente appartiene alla realtà dello studio comincia a trasformarsi: dalla sua immaginazione emergono Manfredi, Astarte, le presenze soprannaturali e le diverse figure che abitano il mondo del poema.
Il Compositore non è quindi soltanto un musicista, ma un vero e proprio personaggio e mediatore tra realtà e immaginazione. Attraverso la musica, la voce, le luci e il gesto, costruisce davanti agli occhi dello spettatore l’universo di Manfredi. Mentre tenta di orchestrarlo, viene progressivamente coinvolto dalle forze che ha evocato, fino a confondere il proprio processo creativo con la vicenda che sta mettendo in scena.
La scrittura scenica mantiene una forte fedeltà alla parola e all’essenza poetica di Byron, attraverso una riduzione pensata per il teatro. Prosa, canto lirico, danza e musica dal vivo convivono in un unico linguaggio. La voce lirica trasforma la parola in materia musicale, mentre il corpo della danzatrice dà forma alle presenze invisibili, alla memoria e ad Astarte, figura eterea che ritorna come immagine dell’amore perduto e del passato che Manfredi non riesce a lasciare andare.
Lo spazio scenico è lo studio del Compositore. Al centro, una grande scala-libreria sostituisce la precedente struttura piramidale e ne conserva il valore simbolico: la sua verticalità richiama le Alpi, l’ascesa, la caduta e il paesaggio interiore di Manfredi. La scala è allo stesso tempo un elemento reale dello studio e un luogo mentale, dal quale le immagini del poema sembrano prendere vita. Libri, spartiti, tavolo, poltrona, luci e suoni vengono progressivamente trasformati dall’azione, facendo scivolare lo spazio reale verso una dimensione visionaria.
Manfredi diventa così anche il racconto di un artista che tenta di dare forma a un’opera e, nel farlo, finisce per entrarvi dentro. Il poema di Byron non viene semplicemente rappresentato: nasce davanti allo spettatore nel momento stesso in cui il Compositore prova a crearlo.
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