Regia: Piero Murenu, Alessandro Pani, Filippo Salaris
Drammaturgia: Alessandro Pani
Attori: Piero Murenu, Alessandro Pani, Filippo Salaris
Other credits: Soggetto - Piero Murenu, Alessandro Pani, Filippo Salaris
Costumi - Alessandra Lecis
Musiche - Michele Marescutti
Luci - Ivano Cugia
Suoni - Paolo Salaris
Assistenza alla regia - Michela Scalas
Artigiano digitale per maschere sarde - Andrea Cincotti
Foto di scena - Federico Serra
Tecnico sottotitoli - Michela Scalas
Voci fuori campo: Michela Scalas, Roberto Dessì, Alessandro Redegoso, Paolo Salaris, Maurizio Seu
maschere originali Associazione Boes e Merdules, Ottana.
Key words: intelligenza artificiale, lingua sarda, lingua inglese, distopia, identità
Production: Artisti Fuori Posto
Year of production: 2026
Theatrical genre: Prose
Sinossi
In un futuro distopico, a seguito di un terzo conflitto mondiale tra il Blocco Orientale e quello Occidentale, l'umanità è unificata sotto la World Confederation, un regime che ha imposto l'inglese come lingua unica e cancellato ogni traccia delle altre lingue per prevenire nuovi conflitti. La società è monitorata da ADAM, un’intelligenza artificiale della Arcadia Corporation che guida i cittadini e prevede, fin dalla nascita, la loro probabilità di conformarsi al sistema e diventare dei buoni cittadini. I bambini che presentano un indice di "conformità comportamentale" inferiore al 5% vengono sottratti alle famiglie per essere "rieducati".
In questo contesto Kevin Stara, un detective della Polizia, di origini sarde e tormentato da recenti drammi familiari, viene richiamato in servizio dal supervisore Ryan Quinn per un caso senza precedenti. È stato arrestato un uomo, Andria Deiana, che ha nascosto la figlia neonata per evitarne la rieducazione. La piccola ha un indice di conformità dello 0%, un valore mai registrato prima che la rende una priorità assoluta per le autorità. Kevin è l’unico a poter risolvere il caso perché il prigioniero si rifiuta di parlare in inglese e si esprime solo in lingua sarda. Durante l’interrogatorio, Andrìa confessa di voler utilizzare solo il sardo perché è l’unica lingua che gli permette di esprimere veramente i sentimenti che prova e si mostra totalmente contrario alla gestione della società attraverso degli algoritmi predittivi che non tengono conto dell’essere umano.
In un’atmosfera carica di simbolismo legato alle antiche maschere della Filonzana, dei Boe e dei Merdules, Kevin dovrà decidere se restare un ingranaggio del regime o ascoltare quel legame di sangue e cultura che il tempo e la legge non sono riusciti a spezzare.
NOTE DI REGIA
“Nosus” riflette su una società governata dagli algoritmi e sui limiti dell’IA di fronte alla complessità umana. Lo spettacolo solleva questioni etiche sull’uso della tecnologia per giudicare il valore di una vita.
La morte di una lingua è la morte di una cultura. Il sardo che risuona in scena non è colore locale, ma lingua madre e atto politico: un caso concreto per parlare di ogni lingua minoritaria sotto la pressione di un potere che vorrebbe ridurre la pluralità a un’unica voce. Sardo e inglese si alternano con sottotitoli in italiano: la traduzione diventa esperienza della difficoltà di essere compresi. Il sardo conserva per molti una particolare forza nell’esprimere emozioni e immagini.
Il linguaggio scenico – maschere sarde, ombre e luce di Wood – trasfigura il rito in un immaginario contemporaneo. Il conflitto sociale e politico passa attraverso archetipi antropologici: il tema non viene illustrato, ma accade in scena.
“Nosus” riflette sul ruolo della comunità nel preservare la cultura e proteggere i suoi membri, rivendicando la diversità contro ogni sistema che rischia di uniformare e cancellare le peculiarità degli individui e delle culture.
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