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Soli. Storia di una madre e del figlio Hikikomori.

Alla Ribalta

Play in the repertoire

Theatrical genre
Children's theatre (11-99) Prose
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Regia: Jennifer Erika Miller

Drammaturgia: Stefania Scartezzini

Attori: Cast: Marta Marchi (Alessia), Andrea Zueneli (Matteo) Voci: Elisa Salvini (Luna), Andrea Bonfanti (Psicologo)

Other credits: Scene: Andrea Coppi
Costumi: Stefano Colombari
Illustrazioni: Giulia Brighenti

Key words: hikikomori, ritirosociale, isolamento, scuola, adolescenza

Production: Alla Ribalta

Year of production: 2025

Theatrical genre: Children's theatre (11-99) Prose

Sinossi:

Matteo interrompe ogni relazione con il mondo esterno e si chiude nella propria stanza. Sua madre Alessia resta fuori, davanti a una soglia che progressivamente si trasforma in confine mentale, emotivo e simbolico . “Soli” non racconta solo una storia familiare, ma mette in scena un processo di separazione progressiva tra individuo e realtà. Attraverso una drammaturgia composta da brevi dialoghi e monologhi interiori, partiture fisiche e paesaggi emotivi digitali, lo spettacolo fa emergere il vuoto, l’attesa, il tempo sospeso. La stanza non è solo un luogo reale: diventa uno spazio mentale costruito da immagini, suono e corpo.

“Soli” è una produzione di ricerca dell’associazione Alla Ribalta, attiva dal 2009 nel teatro sociale e nei progetti tra arte e comunità. Con questo lavoro la compagnia avvia un nuovo percorso di sperimentazione sui linguaggi digitali in scena, esplorando l’incontro tra teatro, tecnologia e drammaturgia contemporanea.



“Soli” è un progetto di teatro di ricerca che indaga il fenomeno del ritiro sociale volontario (Hikikomori) attraverso una sperimentazione strutturale scenica videoproiezioni intersecata direttamente sulla con sugli elementi di scenografia, sulla relazione tra mondo online e mondo offline, sul ruolo dello spettatore come community e contemporaneamente come mondo reale. Il fulcro della ricerca è l’uso della videoproiezione non come elemento illustrativo, ma come vero e proprio dispositivo drammaturgico attivo, capace di interagire con i corpi in scena e di modificare continuamente la percezione dello spazio e del tempo. L’immagine proiettata diventa un “terzo attore”, una voce visiva che rappresenta il mondo interiore del protagonista e il suo unico aggancio con un’altra persona reale, anche se mai vista.

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