Regia: Dario Furini
Drammaturgia: Benedetta Berti e Dario Furini
Attori: Benedetta Berti
Other credits: Costruzione pupazzo Piccolin: Laura Donisi
Consulenza animazione: Valeria Sacco
Con le voci di: Benedetta Tartaglia, Emanuele Niego, Dario Furini
Key words: Identità , libertà , ruoli di genere
Production: Siamo alla ricerca di un ente di produzione
Year of production: 2026
Theatrical genre: Children's theatre (6-18) Prose Figure
Questa storia è ambientata nella Fabbrica “Maschio o Femmina?”, che sforna quotidianamente bambini e bambine da spedire ai futuri genitori impossibilitati ad avere figli. Certo, ci sarebbero altre modalità, ma perché imbarcarsi in operazioni complesse, quando si può ricevere in pronta consegna a casa propria i figli desiderati, avvolti in un fagotto rosa o celeste?
La protagonista è Cinzia, addetta al reparto “Smistamento Fagotti”. Il suo compito è semplice: dividere i fagotti rosa da quelli celesti, assegnarli alla futura famiglia e spedizione!
Proprio oggi Giorgio, il signor capo, ha indetto una sfida tra tutti gli addetti della fabbrica: il miglior impiegato riceverà una targa d’oro con la scritta “Miglior dipendente dell’anno”.
Cinzia lavora alacremente nella certezza del binario in cui lei stessa è cresciuta, fino a che, un giorno, non le si presenta davanti un fagotto tutto bianco!
Bianco? E dove deve stare? Tra i maschi o tra le femmine? Rosa o celeste?
Tutte le sue certezze si sfaldano. Il mondo di Cinzia è entrato in crisi in modo inaspettato.
Dentro al fagotto bianco c’è una piccola creatura, anch’essa tutta bianca. Per lei tutto è una scoperta, ma Cinzia ha altro a cui pensare: deve capire se è maschio o femmina, altrimenti non vincerà la targa!
Però la creatura non vuole scegliere un colore. È strano: ogni tanto mostra interessi “da femmina”, altre volte si comporta “da maschio”, senza il minimo turbamento.
Cinzia tenta di convincerla: le parla di cosa significa essere maschi o femmine, poi tenta di sedurla con dei giocattoli, fino a metterla in un futuristico macchinario chiamato Gender Reveal Machine. Niente da fare, la creatura non può essere categorizzata.
Inevitabilmente questo evento risveglia in Cinzia il bisogno di essere se stessa fino in fondo.
Scegliendo di non rincorrere i condizionamenti della Fabbrica, rinuncia alla targa d'oro e parte con Piccolin.
Lo spettacolo tratta l’identità come libera ricerca della propria sensibilità, portando in scena l’anima di una donna che si schiude, una volta scoperto che è impossibile decidere per gli altri ciò che devono essere.
Non si possono apporre regole ferme a ciò che muta.
Oggi i ruoli di genere sono ancora radicati nella nostra società e inconsciamente ci conducono verso una sottile tristezza. Questo spettacolo vuole incitare lo spettatore a inseguire la propria libertà. Il tutto è stato nutrito dal saggio intitolato “Si è sempre fatto così! Spunti per una pedagogia di genere” della pedagogista Alessia Dulbecco.
Piccolin, creatura appena nata di colore bianco, racchiude tutti i colori, ed è senza tratti: una tela su cui dipingere l’identità da zero. La messa in scena è semplice, per rendere lo spettacolo adatto anche a spazi non convenzionali.
Il progetto attinge al linguaggio della prosa e della figura, con lo scopo di raccontare una storia coinvolgente, divertente e comprensibile anche per i più piccoli, trattando con leggerezza un tema centrale nella nostra attualità.
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